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cronaca

A Pistoia medici di famiglia a ore per colmare le assenze

Si dovranno spostare su più ambulatori e distretti dell’Asl. La critica del presidente dell’Ordine: «Così non può essere»


20 giugno 2022 Gian Ugo Berti


PISTOIA. Avremo probabilmente in futuro un medico di medicina generale “ad ore” da far girare nei vari ambulatori e presidi territoriali, sicuramente non nell’interesse del paziente, ma per colmare le assenze, senza assumere altro personale.

Allo stesso tempo «avremo un medico senza ferie, senza la possibilità d’ ammalarsi, senza diritti nel settore della sicurezza e della prevenzione individuale».

Non è fantascienza, ma prossima realtà. Lo spiega, in chiave critica, Beppino Montalti, presidente dell’Ordine provinciale dei medici, chirurghi e odontoiatri.

«Perdiamo l’occasione – aggiunge il medico pistoiese– per far recuperare al medico di medicina generale l’atto e il “gusto” del curare, della visita, del ragionamento clinico, diagnosi e cura, tutto sostituito da cooperative, accordi di mutualità integrativa aziendale, assicurazioni».

Quali pregi e difetti, rispetto alla media dei paesi dell’Unione Europea, ha oggi il nostro sistema sanitario nazionale ?

«L’universalità del sistema sanitario nazionale, pagato da ciascun utente attraverso la fiscalità generale, lo rende unico , originale e giusto ( ci somiglia l’ inglese che, pur essendo stato il modello di riferimento, è evoluto in senso meno universalistico, specie dopo la “Brexit”)».

I laureati sono più numerosi dei posti alle scuole di specializzazione. Se, sostengono le istituzioni, si aumentassero le differenze, il problema degli organici per quantità e qualità si risolverebbe?

«Il problema degli organici non può risolversi istantaneamente. Per colmare la colpevole mancanza di qualsiasi programmazione in merito al fabbisogno occorreranno anni. Neppure gli interventi straordinari adottati durante il Covid 19 ( aumento delle borse di studio per il corso di medicina , dei posti nelle scuole di specializzazione, assunzione degli specializzandi già al 2° anno, abolizione dell’esame di abilitazione alla professione) produrranno effetti positivi a breve, mentre apriranno nuovi problemi sulla preparazione dei futuri specialisti».

C’è chi pensa sia necessario coinvolgere i medici specializzandi perché possano lavorare ed al contempo studiare. La critica si rivolge a questa “incompatibilità” italiana. È una strada da percorrere?

«Lo stiamo già facendo; ma è stato un intervento tampone. Sarebbe necessario anticipare l’uscita dal corso di medicina ( durata totale 5 anni) ; prevedere due anni di specializzazione in ambito universitario e 2 anni di specializzazione clinica in ambito ospedaliero o territoriale. Così forse avremmo medici più preparati e più precocemente operativi ( pensiamo ai chirurghi che non traggono giovamento dall’ essere “operativi” tardivamente)».

La crisi d’identità del medico di famiglia è anche legata all’aumento della burocrazia sanitaria ed al minor tempo disponibile nel rapporto col paziente. I neo diplomati di oggi che sceglieranno medicina, quale rapporto si troveranno a vivere una volta laureati? Avremo medici computerizzati?

«La progressiva burocratizzazione del medico di medicina Generale è stata la più assurda realizzazione di qualche “ illuminato” dirigente amministrativo delle nostre Asl ,impegnati ad acquisire “ benemerenze” nella riduzione della spesa sanitaria ( unico criterio premiante della classe dirigente anche a scapito della qualità e dell’efficienza delle prestazioni sanitarie)».

Anche la soluzione, in via di realizzazione di un medico di Medicina Generale un po’ convenzionato e un po’ dipendente risponde a questa finalità?

«L’ Asl avrà a disposizione un medico “ad ore” da far girare negli ambulatori e nei presidi territoriali, senza logica e non nell’interesse del paziente, ma con la soddisfazione del dirigente di turno che dirà d’ aver colmato le assenze ,senza assumere personale».

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