Il Tirreno

Pistoia

I gioielli della collezione Bigongiari in mostra a Palazzo dei Vescovi

Elisa Pacini
I gioielli della collezione Bigongiari in mostra a Palazzo dei Vescovi

Oggi si apre “In fabula”: la pittura del Seicento “dialoga” con la città

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PISTOIA. Piero Bigongiari ha parlato di Pistoia nelle sue opere. Una città che ora si racconta grazie ai dipinti della sua collezione del Seicento Fiorentino, restaurati da Intesa San Paolo e proposti con un allestimento coraggioso da Pistoia Musei che va ben oltre il percorso espositivo. Nasce così In fabula- capolavori restaurati della collezione Bigongiari, che Monica Preti (direttrice di Pistoia Musei) non esita a definire una “svolta” nelle attività del polo creato nel 2019 dalla Fondazione Caripit per valorizzare il patrimonio artistico di Intesa San Paolo e condividerlo col territorio d'azione della banca. «Una scommessa ampiamente vinta», ricorda Michele Coppola che si occupa proprio dei progetti di arte e cultura per Intesa San Paolo e che ha ricordato come a Pistoia questo percorso sia iniziato con l'amico Luca Iozzelli e continui con successo con Lorenzo Zogheri. La mostra sarà aperta da oggi al 25 settembre nell’antico Palazzo dei Vescovi, ed è destinata a rendere più luminosa e visibile la scia di quella «stella caduta sulla terra in un angolo di terra toscana di cui nessuno si è accorto» com'era Pistoia per Bigongiari ne Una città rocciosa.

Una definizione che, nonostante i passi avanti degli ultimi anni e la cassa di risonanza di Pistoia Capitale della cultura 2017, è attuale visto che la città rimane uno scrigno di tesori da scoprire. Eppure probabilmente anche Bigongiari si stupirebbe di vedere come la comunità essa stessa inconsapevole di vivere tra le bellezze di quella stella “solitaria”, si è lasciata coinvolgere dalla sfida lanciatagli dai curatori della mostra. Stupore è quello che si prova non solo davanti alle opere a cui il restauro ha ridonato una veste splendente e portato alla luce impensati risultati di carattere storico artistico di una corrente, quella del Seicento Fiorentino, che Bigongiari contribuì a rivalutare di fronte ai molti che la consideravano appendice decadente del Rinascimento. Ma grazie alla «scelta forte e non facile» lanciata da Alessio Bertini e raccolta da Monica Preti, la meravigliosa partecipazione del visitatore sarà catturata dal continuo dialogo tra l’arte e la città. Dalle storie, dalle “fabule” care a Bigongiari, che a Pistoia trascorse l’infanzia con la famiglia al seguito del padre capostazione, suscitate dai quadri alla comunità di cui il poeta si è sempre sentito parte anche negli anni accademici fiorentini. Tanto che dopo la sua morte nel 1997, l’allora Cassa di Risparmio acquisì la collezione di 45 dipinti nel 2003, grazie alla moglie Elena Bigongiari che volle così rinsaldare l’appartenenza di uno dei più grandi poeti italiani del Novecento con la sua città adottiva. «Ci siamo chiesti cosa era importante restaurare – ha detto Alessio Bertini – i materiali di un quadro o qualcos’ altro? Abbiamo deciso quindi di porre il pubblico non a valle di quella attività di restauro ma l’abbiamo portato a monte. E così abbiamo allestito la mostra come una continua conversazione tra i quadri e pezzi della città. Enti, associazioni e cittadini con cui PistoiaMusei collabora, coinvolgendo anche i dipendenti del polo museale e della Fondazione Caripit. A tutti abbiamo chiesto di portare qualcosa di loro all’intero della mostra».

Il risultato è un crescendo di emozioni e di sollecitazioni date dai dipinti di eroine, figure mitologiche e santi, giovani uomini e personaggi biblici, raffigurati con una forte sensualità e gestualità teatrale dai pittori del Seicento Fiorentino. Ne escono paralleli sensoriali intensi come il dramma visivo di “Giulia che riceve la veste insanguinata di Pompeo” dipinto da Felice Ficherelli, a cui si aggiungono i drammi letterari scelti dai lettori della Biblioteca San Giorgio e di quella del Centro Il Funaro ascoltabili selezionando una parola chiave su uno schermo touch. Interroga l’accostamento tra il dipinto di Giovanni Martinelli, “Sant’Agata visitata in carcere da San Pietro”, e la foto dello stesso fatta da George Tatge all’interno del carcere di Pistoia. Anche il visitatore potrà disegnare davanti al “Davide e Abigail” di Simone Pignoni come hanno fatto gli studenti del liceo artistico "Petrocchi", per poi lasciarsi accarezzare il cuore dalle poesie che l’intensa “Maddalena al sepolcro confortata dagli angeli” di Giovanni Bilivert ha suscitato alle persone affette da Alzheimer.
 

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di Redazione web