Il dolore
Fallimento della “Sandro Bruschi”: in quattro a processo per bancarotta: i nomi degli imprenditori accusati
Oltre al titolare dell’azienda vivaistica il gup ha rinviato a giudizio anche un noto imprenditore del verde e due professionisti
PISTOIA. Si è conclusa con il rinvio a giudizio di tutti e quattro gli imputati l’udienza preliminare relativa al fallimento milionario dell’impresa vivaistica di Badia a Pacciana “Sandro Bruschi”. Per questa vicenda sono coinvolti il titolare e alcune persone del mondo dell'imprenditoria locale. Numerose le parti civili che saranno presenti nel processo.
A dover comparire davanti al tribunale collegiale di Pistoia il prossimo 10 novembre, accusati di bancarotta fraudolenta in concorso, sono gli imprenditori Sandro Bruschi e Fabrizio Tesi, assieme ai professionisti – Marco Cappellini e Lorenzo Marchionni – che curarono le trattative e i contratti fra i due, ritenuti dalla procura solo un espediente per sottrarre il patrimonio dell’azienda poi fallita ai creditori.
Inoltre, l’azienda “Giorgio Tesi Vivai” dovrà risarcire in solido con gli imputati i danni causati ai creditori qualora il processo portasse a una condanna. Il giudice dell’udienza preliminare Patrizia Martucci infatti ha accolto (nel corso della precedente udienza) l’istanza presentata dal legale di uno dei creditori, l’avvocato Giuseppe Castelli (che rappresenta la Vivai Piante Trinci Daniele), che aveva chiesto la citazione come responsabile civile dell’azienda, ritenuto lo stretto rapporto organico tra questa e gli imputati Fabrizio Tesi e Marco Cappellini.
Oltre ai curatori fallimentari della “Sandro Bruschi”, ci sarà gran parte dei creditori della stessa: “Vivai Cooperativi”, “Vivai piante Chiti Vittorio”, Lisa Trinci, Guerrino e Rosaria Morandin, Luigi Biagioni, “Società agricola Baldacci”, “Veriflor”.
L’impresa vivaistica “Sandro Bruschi” fu dichiarata fallita il 10 ottobre del 2018 al termine di una burrascosa procedura durata sei anni. Le indagini della procura di Pistoia si sono concluse nell’aprile scorso.
Secondo la pm titolare dell’inchiesta, Linda Gambassi, Bruschi e Tesi, assistiti da Cappellini e Marchionni, che avrebbero curato le trattative, avrebbero depauperato l’azienda poi fallita sia con dei contratti di affitto ritenuti simulati che sottostimando le piante presenti sia nei vivai Bruschi sia in quelli dell’azienda agricola La Pineta, di cui lo stesso Sandro Bruschi era legale rappresentante.
Ad esempio, il 13 ottobre 2016, i due imprenditori avevano sottoscritto dei contratti estimatori che riguardavano tutte le piante presenti nei vivai di Badia a Pacciana valutandole 1.816.500 euro anziché 9.527.000 (valore minimo secondo i consulenti incaricati dalla procura di redigere una perizia) .
Contratti nei quali Tesi si obbligava esclusivamente a pagare il prezzo stabilito o a restituire le piante invendute alla scadenza del termine previsto, fissato al 31 dicembre 2034.
Una simile sottostima avrebbe riguardato anche i vivai dell’azienda La Pineta: soprassuolo valutato in 235mila euro anziché in 2 milioni e 45mila, e che veniva ceduto in affitto alla Giorgio Tesi per la durata di 18 anni per un canine annuo di 21mila euro.
Anche in questo caso, il pm spiega che «nessun vantaggio economico derivava all’impresa dalla conclusione di tali contratti, perché Tesi si obbligava esclusivamente a pagare il prezzo o a restituire le piante alla scadenza del termine del 31 dicembre 2034».
Oltre che del reato di bancarotta per distrazione in concorso con gli altri tre imputati, Sandro Bruschi è accusato di aver nascosto libri e scritture contabili dell’azienda, nonché del reato di truffa, per aver indotto alcuni creditori a consegnargli ulteriori merci pur sapendo che non sarebbe mai riuscito a pagare loro neppure i debiti per gli acquisti precedenti.
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