Malato e senza un lavoro vive da due anni in auto. «Il Comune mi aiuti»
Negli ultimi due anni e mezzo, nel pieno della pandemia Covid, ha vissuto nella propria auto. Una vecchia station wagon parcheggiata nei campi di un suo amico a Pieve a Nievole
QUARRATA. Negli ultimi due anni e mezzo, nel pieno della pandemia Covid, ha vissuto nella propria auto. Una vecchia station wagon parcheggiata nei campi di un suo amico a Pieve a Nievole. A qualche metro di distanza, una capanna di lamiere per cucinare alla meglio. Ma senza corrente né acqua. Quella, la andava a prendere in macchina alla fontana. Ora, però, che anche il motore dell’auto lo ha abbandonato e i suoi problemi di salute sono peggiorati (il ginocchio destro deve essere operato), quella vita nel campo non più andare avanti. E torna a chiedere un aiuto al Comune di Quarrata, territorio in cui l’uomo ha la residenza e a cui si è rivolto più volte per una ottenere una casa popolare. Come nel 2014, quando racconta di essere stato inserito dal Comune per la prima volta in graduatoria.
Luigi D’Amato, 65 anni a maggio, non ha più una casa dal 2013. Anno in cui, a causa di una serie di gravi problemi di salute che lo hanno visto ricoverato per lunghi periodi, è stato costretto a lasciare il proprio lavoro di muratore, finendo in una spirale di disagio e difficoltà economiche. Spirale che, con il passare del tempo, lo ha visto perdere tutto, fino a costringerlo ad andare a vivere in auto. Nel 2013, dopo alcuni interventi chirurgici, ha trascorso cinque anni all’interno della Comunità Emmaus di Quarrata, dove ha svolto lavoretti di restauro. Poi, però, una volta lasciata la comunità di via di Buriano, è stato costretto a trasferirsi in macchina prima nell’area del piccolo campo di volo nella frazione di Santonuovo a Quarrata e poi nel comune di Pieve a Nievole. Una condizione che lo ha costretto ad allontanarsi sempre di più anche da una parte della propria famiglia, che vive tutt’ora a Quarrata, e che – tra mille altre difficoltà – cerca di aiutarlo come può.
«Ho chiesto aiuto al sindaco Marco Mazzanti e agli uffici dei Servizi sociali - spiega il signor D’Amato, mentre si sorregge alle stampelle che lo aiutano a camminare per il grave problema al ginocchio – Capisco che nessuno può fare miracoli, ma io ho davvero urgenza di trovare una sistemazione che, pur piccola che sia, che almeno sia dignitosa. Perché così non riesco più ad andare avanti, e i miei problemi di salute potranno solo peggiorare».
«Da dicembre percepisco la pensione di invalidità di 350 euro - prosegue l’uomo -, ma per questo motivo a gennaio mi hanno sospeso il reddito di cittadinanza. A causa della mia condizione, non riesco a lavorare e quindi non mi posso permettere un affitto normale. Ecco perché chiedo almeno un alloggio popolare. In questo modo riuscirei a pagare un piccolo affitto e con il resto della pensione di invalidità sostenere le altre spese. Però ogni volta che vado a parlare con i Servizi sociali, non si viene mai a capo di niente. Mi hanno detto che c’è da fare tutto un percorso. Ma che percorso posso fare io? Vivo in strada, così non posso più andare avanti. L'ultima volta sono stato a marzo in Comune, ma anche in quell'occasione niente da fare».
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