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Epidemia di chiusure tra i locali pubblici. «Bruciati quattrocento posti di lavoro»
Torna l’allarme della Confcommercio: in un anno hanno chiuso in 95 e hanno aperto soltanto 64 nuove attività
PISTOIA. Con 95 cessazioni di attività e solo 31 nuove aperture, la provincia di Pistoia chiude il 2021 con un saldo negativo di ben 64 pubblici esercizi che sono stati costretti ad abbassare definitivamente il rotolante. Si tratta di un numero che fa scalpore, soprattutto se rapportato a una realtà territoriale come quella pistoiese, come fa notare la Federazione italiana pubblici esercizi affiliata a Confcommercio.
Il dato che comunque fa maggiormente riflettere è quello che riguarda i nuovi ingressi nel mondo del commercio. Le 31 nuove attività costituiscono appena il 5 per cento del totale toscano di new entry, posizionando la provincia di Pistoia nel ruolo di fanalino di coda toscano in tema di vitalità imprenditoriale. Per ciò che concerne gli occupati nel settore dei pubblici esercizi in provincia, secondo i dati di Infocamere, si contano 2.671 posizioni lavorative aperte. Rispetto all'anno precedente, si ipotizza ci sia stato quindi un calo di circa 400 unità.
«La fotografia che emerge da questi dati– afferma Tiziano Tempestini, direttore della Confcommercio di Pistoia e Prato – è estremamente preoccupante ed è figlia soprattutto delle restrizioni dovute alla pandemia. Adesso che la problematica del Covid è in via di archiviazione, i contraccolpi economici della guerra in Ucraina possono affossare ancora di più ogni tentativo di ripresa».
Andando ad analizzare i dati da un punto di vista geografico, balza agli occhi che la Valdinievole è il distretto provinciale in cui la morìa degli esercizi pubblici è stata maggiore. Fra bar, ristoranti, pizzerie e quant'altro, al di là del Serravalle sono 48 le attività che non ce l'hanno fatta a superare questo periodo così difficile. E, i recenti sviluppi geopolitici mondiali, non sono assolutamente d'aiuto per un superamento di questa crisi.
Secondo una rilevazione della Fipe a livello nazionale, l'87 per cento degli imprenditori del settore ha ravvisato un aumento di oltre il 50 per cento del costo delle utenze di gas ed energia elettrica e del 25 per cento dei prodotti alimentari. Con un simile andamento, poter ipotizzare una ripresa in tempi brevi è pura utopia.
«La provincia di Pistoia – prosegue Tiziano Tempestini – presenta sicuramente una situazione a macchia di leopardo, dove la sofferenza maggiore viene ravvisata in Valdinievole, abituata fino al 2019 a ospitare consistenti flussi turistici extraeuropei. In questi due anni le imprese hanno subito una pesante perdita di capitale umano, a cui bisogna rimediare recuperando al più presto produttività. Occorre far sì che l'intero settore dei pubblici esercizi torni a emanare il fascino del periodo pre-pandemia e, per far questo, ci adopereremo per mettere in atto serie e concrete politiche a sostegno dell'occupazione in questo settore che, negli ultimi 2 anni, ha registrato invece un crollo verticale negli addetti».
Per cercare di risalire la china, a livello nazionale il livello dello scontrino medio è salito di solo il 3,3 per cento. Segno che, per il momento, gli operatori del settore cercano di non scaricare gli effetti della crisi sulla clientela.
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