Il Tirreno

Pistoia

il racconto 

Due viaggi di andata e ritorno dall’inferno «Ecco come abbiamo salvato sei persone»

Valentina Vettori
Nicola Barbarito durante la consegna degli aiuti alimentari per il popolo ucraino raccolti a Pistoia.
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Nicola Barbarito durante la consegna degli aiuti alimentari per il popolo ucraino raccolti a Pistoia.

Parla Nicola Barbarito, commerciante e volontario per aiutare i profughi. «Non escludiamo di partire una terza volta» 

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PISTOIA. L’esperienza è di quelle che cambiano la vita e che spingono a cambiare il modo con cui, ogni giorno, si è portati ad affrontare i problemi della quotidianità. Vedere da vicino la distruzione e il dolore che provoca una guerra è terribile, ma sapere anche di aver compiuto un gesto che ha salvato la vita di sei persone, ripaga di ogni sforzo compiuto.

Nicola Barbarito, giovane commerciante pistoiese, racconta quello che ha vissuto nelle due missioni che ha compiuto in Ucraina, come volontario insieme a un gruppo di amici. Ai primi di marzo, e poi due settimane dopo, sono partiti alla volta del paese martoriato dalla guerra sferrata dalla Russia per consegnare un enorme carico di cibo e beni di prima necessità raccolti da tutta la provincia di Pistoia.

Due missioni in cui Barbarito ha vissuto l’orrore e la disperazione di persone in fuga dai bombardamenti russi, ma anche una gioia inaspettata. Ovvero quella di aver portato in salvo a Pistoia due donne ucraine con quattro bambini. Una sorta di “ricongiungimento” familiare (queste persone in Italia avevano già dei parenti), seppur forzato dalla guerra, e che è stato reso possibile proprio grazie all’aiuto di Barbarito e dei suoi compagni di viaggio. «Con la prima missione compiuta in Ucraina – racconta – avevamo creato un’enorme rete di contatti e di persone pronte a dare una mano. Così è capitato che, in concomitanza con la seconda missione, partita il 18 marzo, siamo venuti a conoscenza del fatto che, al confine tra Ucraina e Slovacchia, erano bloccate due mamme con quattro figli. Il nostro punto di accesso in Ucraina, anche nel precedente viaggio, era dalla Polonia. Ma quando ci hanno detto come stavano le cose, abbiamo subito deciso di fare una deviazione per recuperare queste persone e portarle con noi a casa».

Le due donne e i bambini erano da alcuni giorni al confine slovacco, in attesa di capire come poter raggiungere l’Italia, senza però avere alcun mezzo per farlo. E con i rispettivi mariti richiamati al fronte per combattere contro l’esercito russo.

«Non sapevamo se le avremmo trovate subito – prosegue Barbarito – loro parlavano solo ucraino e le comunicazioni erano complesse. Ma grazie a Whatsapp, alla possibilità di poter condividere la loro posizione tramite il gps del telefono e a Google traduttore siamo riusciti a incontrarci nel punto concordato domenica mattina, il 20 marzo».

«Il viaggio con queste mamme e questi bambini – dice ancora il commerciante pistoiese – è stato duro e bellissimo allo stesso tempo. Un’emozione unica e inimmaginabile. Anche io ho due figli, e non so immaginare cosa significhi vivere quello che hanno vissuto loro». Ora le due donne con i quattro bimbi stanno bene e hanno raggiunto i loro familiari, che vivono a Pistoia ormai da anni. Ma il desiderio è quello di tornare presto in Ucraina per riabbracciare i loro cari rimasti bloccati.

Concluso anche questo secondo viaggio, per Barbarito potrebbe però cominciarne un terzo. «La prima missione – conclude – era partita con tanta speranza nel cuore, ma appena arrivati al confine tra Polonia e Ucraina, il mondo ci è crollato addosso, insieme a tutte le certezze che eravamo convinti di avere. È stato molto pesante dal punto di vista emotivo vedere tutte quelle mamme in fuga con i bimbi piccoli e le valigie. Il pensiero che stavamo facendo la cosa giusta però ci ha spinto a proseguire e ad affrontare anche la seconda missione. Non escludiamo di ripartire per una terza. A questo giro le richieste che ci arrivano sono per medicinali e primo soccorso».

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