Sicurezza
Addio all’albergatore Romano Chelucci
Ha gestito per molti anni con la moglie Mirella l’Hotel ristorante Arcobaleno. Il figlio Edoardo: ha vissuto con l’etica del lavoro
Sammommè. «Quando abbiamo lasciato Sammommé l’unica cosa che mi ha chiesto di prendere nell’albergo è il quadro con l’onorificenza di Cavaliere del lavoro della Repubblica italiana». Un riconoscimento a cui Romano Chelucci, vissuto con l’etica del lavoro – e per l’albergo ristorante della frazione collinare – teneva in modo particolare.
«Il valore aggiunto per cui Arcobaleno – racconta il figlio Edoardo – è riuscito in alcuni anni a pagare il 26% di interessi alle banche era il lavoro profuso da babbo, mamma e da noi. Un’impresa familiare». Impresa che, negli anni 80’ e ’90, riusciva a competere con successo con le strutture alberghiere di Montecatini e, posizionata com’era sulle colline, riusciva ad attrarre turisti stranieri che volevano godersi una settimana di relax tra natura e città d’arte. «Ogni settimana l’agenzia ci mandava autobus pieni di turisti stranieri – ricorda Riccardo Chelucci, l’altro figlio di Romano – Mentre Montecatini era meta, a quei tempi, degli italiani, noi ospitavamo turisti da Paesi stranieri».
È la storia di un’impresa familiare che per oltre 60 anni ha avuto un ruolo centrale nel comparto economico pistoiese. E Romano Chelucci, scomparso lunedì all’età di 85 anni, di questa storia è stato uno dei protagonisti.
Tutto è iniziato nel 1935 con il suocero di Romano, Gusmano Palmieri, ricevette da un impresario locale due stanze: in una Gusmano esercita la sua attività di falegname. L’altra, con la guerra, viene destinata a Dopolavoro. Finita la guerra il figlio Arnoldo, cognato di Romano, riprende in mano il locale abbandonato dal disciolto Dopolavoro e il campo da tennis in terra battuta. Erano gli anni della rinascita, della voglia di vivere, e quel bar diventa il punto di ritrovo dei giovani del paese «Mia mamma Mirella e mio babbo – racconta Edoardo Chelucci – si unirono all’impresa. Nel 1968 partirono i lavori per l’albergo». Una struttura da 35 camere, con annesso ristorante (con la signora Mirella ai fornelli) , campo da tennis e piscina (dal 1976) . Il suo boom, l’Hotel ristorante Arcobaleno, l’ha conosciuto tra gli anni ’70 e ’90, ma come spiega Riccardo, già titolare della Dimora storica Puccini, a Pistoia, «Arcobaleno è riuscito a competere bene fino a pochi anni».
I fratelli hanno nel frattempo fatto scelte professionali diverse, con Edoardo che nel 2003 ha lasciato Arcobaleno per cimentarsi in esperienze come titolare dell’Aoristo in piazza Gavinana, dello Chateau a Serravalle, e di Liberamente, nella Valle del Reno.
Riccardo, dal 2016, ha trasformato Arcobaleno in un albergo per migranti: «E babbo – racconta – mi ha dato una mano». Negli ultimi due anni si è invece dedicato al settore delle energie rinnovabile, con due agenzie a Pisa e nel nord Italia.
Il funerale di Romano Chelucci si terrà stamani alle 10,30 nella chiesa di Sammommè. La famiglia di Romano è molto conosciuta, oltre che in ambito turistico-ricettivo, nel settore alimentare. Edoardo Chelucci (un antenato dell’Edoardo ristoratore) ha infatti fondato il Pastificio Chelucci, a Piteccio, nel 1912.
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