Toscana
Nuova vita per il circolo di Capostrada l’Arci riapre con bar, aperitivi e asporto
Il presidente della “Don Chisciotte”: la scelta era tra chiudere o rilanciare ampliando l’offerta. Abbiamo deciso di crederci
PISTOIA. C’è stato un momento in cui i soci della cooperativa si sono guardati negli occhi e si sono chiesti: «Vale la pena andare ancora avanti?».
«Un anno di Covid aveva acuito difficoltà gestionali che persistevano da tempo», spiega Francesco Cerri, presidente della cooperativa sociale “Don Chisciotte”. Ma Capostrada non voleva che l’esperienza del “suo” circolo finisse. L’Arci Niccolò Puccini è un punto di riferimento per la frazione da 40 anni (e oltre). La pandemia ha rischiato di fargli recitare il de profundis come, purtroppo, sta succedendo a tante realtà commerciali e artigianali nel Paese.
Grazie alla caparbietà (e ai soldi messi di tasca propria) dai soci della cooperativa, all’aiuto di altre due cooperative sociali, dell’Arci e dell’Associazione civile (proprietaria del fondo) l’esperienza del circolo andrà avanti.
«Anzi, si rinnova», precisa Cerri.
Negli ultimi mesi ci sono stati cambiamenti sostanziali, all’interno dell’associazione e nel locale. È cambiato il consiglio di amministrazione, con Francesco Cerri che dal 29 ottobre ha preso il posto di Laura Guidi. Al suo fianco, nel cda, Marcello Magrini, Fabrizia Fagnoni (cooperativa Gulliver) e David Del Bino (coop Quadrifoglio). La Quadrifoglio è la new entry. «Ringrazio la cooperativa – afferma Cerri – per aver deciso di credere nel progetto». Così come l’Arci, con il suo presidente Alessandro Ferri e il vicepresidente Fabrizio Biagini, e l’Associazione civile col presidente Renzo Leporatti. E naturalmente i soci lavoratori della “Don Chisciotte”: Anna Rita Fragai, Simone Bondi, Roberta Innocenti, Stefania Romagnoli.
«Quando sono stato chiamato un anno fa – spiega Cerri – la scelta era tra pagare i fornitori e chiudere baracca, o tentare un rilancio diversificando l’offerta. Ci è stato chiesto di non chiudere». A fine ottobre il passaggio di testimone tra Guidi e il commercialista Cerri, che ha pianificato con Gulliver, Quadrifoglio e Arci i cambiamenti organizzativi da apportare al circolo. «Abbiamo ripensato l’offerta da dare alla clientela, il che ha reso necessari dei ritocchi all’ambiente». Non più solo pranzi di lavoro, ma bar con colazioni al mattino e merende al pomeriggio. Pranzi di lavoro e aperitivo dalle 18. In più servizio di asporto, con pizza margherita e cecina come specialità della casa.
«Il fine settimana – aggiunge Cerri – cene a menù fisso. Con prezzi accessibili alla maggioranza delle famiglie, com’è giusto che sia per un circolo Arci, e un occhio di riguardo per la qualità culinaria. La cucina? Tipica toscana. Con il tempo organizzeremo cene a tema, ma il sogno è riuscire a riprenderci il servizio catering per il Pistoia Blues». «A causa delle restrizioni Covid – spiega – abbiamo circa 50 posti, ma con il salone al piano di sopra, quando sarà possibile, superiamo i cento coperti».
Taglio del nastro sabato pomeriggio. «Abbiamo quattro dipendenti, e ne inseriamo in organico altri due, di cui uno appartenente alle categorie protette».
La “Don Chisciotte”, infatti, opera nel campo del recupero di persone con disagio psichico, per le quali l’esperienza lavorativa al circolo si è rivelata, nel corso degli anni, “salvifica”. E che sono molto benvoluti dai clienti.
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