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Vinta dopo quattro anni la guerra al tarlo asiatico
La presenza dell’insetto ha portato alla distruzione di oltre 15mila piante Impiegati dalla Regione trenta “sniffer dogs” provenienti da Austria e Germania
PISTOIA. Una paura che ha tenuto in apprensione per mesi i vivaisti pistoiesi. Un problema di cui, per timore di reazioni esageratamente negative, si cercava di parlare il meno possibile. Si era da poco placata la paura per la xylella ed ecco il tarlo asiatico.
Insetto indicato dall’Unione europea tra i 20 organismi fitosanitari più pericolosi per un potenziale negativo impatto sull’ambiente (e sull’economia). Un insetto capace, contrariamente ai “parenti autoctoni”, di aggredire piante sane.
Dalla Regione, l’assessora all’agroalimentare Stefania Saccardi, annuncia che la guerra contro il tarlo asiatico, dopo oltre 4 anni, è stata vinta.
Il primo focolaio nel Pistoiese fu rilevato in un vivaio nella zona del Nespolo, nel 2017. La voce si diffuse rapidamente tra gli addetti ai lavori. Il tarlo asiatico buca la corteccia degli alberi per deporvi le uova (di solito una settantina), da cui si sviluppano larve lunghe sino a 5 centimetri, che scavano vere e proprie gallerie dentro tronchi, rami e radici, divorando le piante dall’interno. Proprio per questa pericolosità, la normativa europea prevede che, in caso di rinvenimento di un focolaio, debbano essere distrutte tutte le piante infette e le altre presenti entro 100 metri.
Il tarlo fu trovato (sembra dentro alcuni bonsai) nell’ottobre del 2017, durante ordinarie attività di controllo in uno dei 930 vivai presenti nel territorio pistoiese. Nella zona del Nespolo, distante appena 5 chilometri dal centro di Pistoia. Subito dopo aver avuto conferma che si trattava di questo patogeno, il Servizio fitosanitario regionale ha adottato all’interno dell’area delimitata le misure necessarie alla sua eliminazione. Il primo passo è stata la distruzione delle piante infette e di quelle presenti nell’arco di 100 metri, nonché il blocco della movimentazione di tutte le piante sensibili a carico di ben 127 vivai presenti nella zona circostante il focolaio, per un’estensione di quasi 500 ettari.
Era frequente in quei giorni, per i residenti della Piana pistoiese, vedere le auto del Servizio fitosanitario regionale, che si fermava a controllare anche i giardini delle case private.
Successivamente è iniziata una fase tecnica di monitoraggio, come previsto dalla normativa in materia (la Decisione 2012/138/UE). A partire dal 2018 e fino al 2021, su un’area di 1.200 ettari, gli ispettori fitosanitari hanno eseguito controlli intensivi delle piante sensibili, affiancando alle ispezioni visive trappole con feromoni per la cattura degli insetti adulti, e cani appositamente addestrati per il rilevamento di larve di Anoplophora Chinensis (nome scientifico del tarlo) all’interno delle piante ospiti. Fortunatamente non è stato trovato nessun altro insetto, ma dal 2017 sono state più di 15mila le piante distrutte in provincia. Soprattutto aceri, ma anche carpini, platani, rose e laurus cerasus. Le piante erano presenti in 10 vivai e 40 giardini.
A dare una mano agli ispettori regionali gli “sniffer dogs”. Si tratta di cani che in Austria, Germania e Svizzera hanno ottenuto la certificazione per riconoscere l’Anoplophora, e di cui è stato richiesto l’impiego dalla Regione Toscana. Una trentina di questi cani sono stati utilizzati a Pistoia e in Piemonte, altra regione colpita dal tarlo asiatico.
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