Il Tirreno

Pistoia

le sue dichiarazioni 

«Non ho rimorsi, ho la coscienza a posto L’ho fatto per aiutare i miei pazienti»

M.D.

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PISTOIA. «Io ho la coscienza a posto. Non ho rimorsi. Perché so che sono stato dalla parte dei miei pazienti».

È appena uscito dal palazzo di giustizia Federico Calvani. Per più di quattro ore ha risposto alle domande dei pubblici ministeri. È consapevole delle conseguenze giudiziarie di ciò che ha fatto, ma lo rifarebbe di nuovo, convinto di aver agito per il bene delle persone, che il vaccino anti Covid in realtà un vaccino non è, come sostenuto anche da tanti no vax seguaci delle teorie complottiste.

«Io opero secondo la deontologia e l’etica del medico, sono sempre stato dalla parte dei pazienti – spiega Calvani, attualmente sospeso dalla professione dall’Ordine dei medici– Questa vicenda non si è creata per mia volontà, sono state le persone che me lo hanno chiesto. E siccome il paziente è sempre al primo posto, io sono andato incontro alle esigenze dei pazienti. Che sono venuti anche piuttosto disperati nel mio ambulatorio. Perché la gente che si informa ha seri dubbi sull’utilità di questo vaccino. Soprattutto su un vaccino di cui ti fanno due, tre, quattro dosi, e poi ci sarà la settima, l’ottava... Per cui anche a una persona che non è un medico viene qualche dubbio».

Ma per i reati di cui è accusato Calvani adesso rischia pene pesantissime.

«Lo sapevo, era nei rischi – prosegue – Comunque io ho la coscienza a posto, con la mia coscienza sono in pace, siamo in amicizia, ci diamo del tu. Per cui non ho rimorsi. So di aver fatto una trasgressione dal punto di vista legislativo però so anche di essere stato dalla parte della gente che me lo ha chiesto. Le persone mi ringraziavano, ma molto anche. E mi hanno mandato anche delle lettere che mi hanno commosso. Perché voi non avete l’idea della sofferenza che ha creato questo obbligo vaccinale. Qui – continua Calvani, sostenendo la tesi cavalcata dalla maggior parte dei no vax – si sta calpestando l’articolo 32 della Costituzione, che impedisce di obbligare una persona con la forza, o con il ricatto, come in questo caso, a farsi il vaccino. E quindi io ho rispettato la libertà di scelta delle persone».

A differenza, però, della quasi totalità dei medici, che stanno continuando a sostenere e a praticare le vaccinazioni.

«Ognuno trae le sue conclusioni – conclude Calvani – Il discorso è che in ambito scientifico non è lecito avere pareri disparati. I pareri disparati lei ce li può avere quando siamo nel campo delle ipotesi. Quando siamo di fronte all’evidenza, il parere è unico. I colleghi che si sono veramente informati arrivano sempre alle mie conclusioni. I vaccini servono, accidenti se servono. Il vaccino per la poliomelite, per la pertosse, per la difterite.... Ma questo, domandiamoci: è un vaccino?».



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