Sicurezza
«Nostro figlio è malato grave e noi abbandonati dall’Asl»
pistoia. «Nostro figlio è affetto da molti disturbi, come Adhd e autismo, e inoltre è bipolare. Ma non viene seguito dal servizio sanitario pubblico. Siamo lasciati a noi stessi e ci sentiamo abbandonati». La denuncia arriva dalla famiglia di un minore pistoiese, di cui non forniamo le generalità per tutelare la sua riservatezza.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è un episodio avvenuto ieri mattina al San Jacopo di Pistoia. Il giovane, ricoverato insieme alla madre in una stanza nel reparto di pediatria, perché entrambi positivi al coronavirus, dopo aver spintonato la donna è riuscito a fuggire dall’ospedale. Durante il pomeriggio è poi stato ritrovato in stato confusionale nel parco di Monteoliveto. Anche il padre e i fratelli del ragazzo sono positivi al Covid-19 e costretti all’isolamento nella propria abitazione.
«Vogliamo denunciare questa situazione di malasanità - dice il padre - dal 18 dicembre mio figlio è in lista di attesa per essere preso in carico da una struttura di psichiatria infantile, come la Stella Maris di Pisa o il Meyer di Firenze. Non abbiamo però ancora una risposta. Chiediamo che qualcuno si occupi del nostro bambino. Non siamo più in grado di gestirlo da soli, è diventato pericoloso per sé stesso e per gli altri, ha aggredito mia moglie e i suoi fratelli. E inoltre più volte è scappato e ha anche tentato atti di autolesionismo».
L’Asl, dal canto suo, si limita a riferire che «la situazione è sotto controllo, il caso è molto delicato, è coinvolto un minore che va tutelato e protetto».
In passato, il minore è stato seguito dall’ospedale Gaslini di Genova e anche dalla Fondazione Maic di Pistoia, dove si recava tre volte alla settimana. «Ma per problemi di fondi sono stati tagliati questi servizi - continua il padre - com’è possibile che la sanità pubblica si disinteressi di questi bambini?». «Da agosto chiedo all’Asl almeno gli incontri con una psicologa, ma non ho ricevuto risposta - prosegue l’uomo - e inoltre voglio denunciare anche il fatto che in una città grande come Pistoia non esiste un’organizzazione di educatori familiari, che ci avrebbero fornito aiuto per come gestire quotidianamente nostro figlio. Ma ora la situazione è diventata impossibile per noi».
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