Sicurezza
Niente terza dose, sospesi decine di infermieri
Il 4 gennaio l’Ordine ha deliberato 485 provvedimenti tra Firenze e Pistoia. Ulteriori problemi di organico al San Jacopo
Tiziana Gori
È una bomba quella sta per scoppiare negli ospedali pistoiesi e fiorentini. Tra sanitari già stremati da due anni di pandemia che si troveranno, nelle prossime settimane, a dover lavorare con sempre meno colleghi al fianco.
Il 4 gennaio l’Ordine degli infermieri di Firenze e Pistoia, presieduto da Danilo Massai, ha emesso 485 ordini di sospensione per altrettanti infermieri delle due province. La loro responsabilità? Innanzitutto non aver risposto nei tempi previsti alla Pec inviata dall’Ordine. Le disposizioni ministeriali sono diventate più stringenti: c’era tempo cinque giorni per dare una risposta. Le prime Pec sono state inviate tra il 23 e il 24 dicembre, l’Ordine si è preso qualche giorno in più, ma più di tanto non poteva “tergiversare”, nemmeno davanti alle comprensibili preoccupazioni dell’Asl Toscana Centro, il cui direttore generale, Paolo Morello Marchese, si trova a dover dipanare l’ennesima, inestricabile, matassa di questo periodo pandemico. In una sanità toscana che non brilla da anni per abbondanza di organico.
Il nodo del contendere riguarda stavolta la terza dose. Dei circa 9. 500 infermieri iscritti all’Ordine tra Firenze e Pistoia 1. 300 risultano non aver fatto la terza dose. Poco prima di Natale l’Ordine ha inviato la prima tranche di Pec per avere una risposta dai suoi iscritti: la terza dose è stata prenotata? Ci sono esenzioni mediche che consentono di non vaccinarsi? In 485 non hanno risposto. Alcuni risultano non aver guardato nemmeno la casella di Posta elettronica certificata. Da qui la delibera di sospensione, già effettiva. In provincia di Pistoia (il numero preciso non è stato ancora fornito) dovrebbe riguardare un centinaio di infermieri.
Il decreto 172 del 27 dicembre ha reso più stringenti le disposizioni vaccinali anche per gli operatori sanitari. E dalla piattaforma digitale per il controllo del Green pass vengono comunicati ai rispettivi Ordini professionali i nomi degli operatori che non hanno adempiuto all’obbligo vaccinale.
Ci sono cinque giorni per rispondere. Se il booster è stato prenotato, entro 20 giorni la vaccinazione deve essere eseguita, e deve essere presentato il relativo certificato di vaccinazione. Oppure il medico di base rilascia una esenzione per problemi specifici del paziente.
Alla base della mancata risposta, si suppone, anche la mole di informazioni che si sono susseguite nei mesi. Tanti infermieri, a esempio, hanno contratto il Covid anche se vaccinati, ma per loro il Green pass non è valido ulteriori sei mesi come per i comuni cittadini. Quello che sembra certo è che, nonostante le preoccupazioni dell’Asl, fino a quando non si saranno vaccinati non potranno tornare al lavoro.
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