Il Tirreno

Pistoia

gli ex membri del consiglio di amministrazione 

Le reazioni dei due esclusi: «Ignorate le volontà di Marina»

Valentina Vettori

31 dicembre 2021
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Valentina Vettori

PISTOIA. Nessuna sorpresa, ma la volontà di mettere in campo tutti gli strumenti possibili per impugnare la delibera con cui il consiglio della Fondazione Marini ha approvato il nuovo statuto che estromette dal loro ruolo di consiglieri di parte pubblica: il soprintendente alle belle arti Andrea Pessina e il notaio Antonio Marrese, nominato da Banca Intesa. «Purtroppo, non sono sorpreso da quello che è successo – commenta Pessina – Da tempo avevo rilevato quanto il presidente Carnacini mal digerisse la presenza delle istituzioni all’interno del consiglio di amministrazione. Un'impressione ora confermata con il cambio di statuto». Secondo il soprintendente, dunque, è «ormai evidente la volontà della Fondazione Marini di passare quasi esclusivamente nelle sole mani di membri vicini alla famiglia Pedrazzini (quella della moglie dell’artista, Mercedes Pedrazzini, detta Marina, nda)».

«In passato avevo già segnalato atti contrari a quanto definito dalle disposizioni testamentarie della signora Marini – prosegue Pessina – Lei aveva costituto la Fondazione per lasciare le opere alla città di Pistoia. È quindi mia ferma intenzione reagire contro questo atto, di cui peraltro non siamo ancora stati informati dal presidente .

«L'auspicio – conclude Pessina – è che la nuova forma in cui si è costituita la Fondazione voglia continuare il percorso intrapreso per la riapertura del museo, anche se quanto avvenuto sposta molto il peso delle diverse figure all’interno del cda, e non certo a favore della parte pubblica».

Sulla stessa lunghezza d'onda, anche il notaio Antonio Marrese, che si dice pronto a difendere con ogni strumento la permanenza del museo Marini a Pistoia. «Questo gesto della Fondazione, in spregio alle volontà della signora Marini – commenta – è solo l'epilogo di una situazione di assoluta mancanza di considerazione, da parte del presidente Carnacini, verso le prerogative affidate alla parte pubblica del cda».

Secondo il notaio, la questione è fin troppo semplice. «La volontà è sempre stata quella di liberarsi delle istituzioni pubbliche – dice – però, sia chiaro, che tutto quello che mi sarà consentito di fare, lo farò». Per Marrese emerge già più di un vizio di forma nella vicenda. A partire dal fatto che per le Fondazioni, c'è una volontà che deve sempre essere rispettata, ovvero quella del fondatore. «In questo caso – spiega – è chiaro come le disposizioni testamentarie della signora Marini impongano che tre consiglieri su sette debbano essere di parte istituzionale: soprintendente, sindaco e professionista nominato da Intesa San Paolo. Dunque, proprio su questo punto, nel nuovo statuto emergono profili di illegittimità legati alla decisione di imporre nomine totalmente diverse da quelle volute dalla signora Marini».

E il primo passo sarà impugnare la delibera. «Non abbiamo preso parte alla seduta dell'ultimo consiglio – conclude – poiché in questo modo possiamo contestarne il difetto di convocazione, arrivato con scarso preavviso e senza alcun documento che presentasse la proposta del nuovo statuto, e dunque anche l'approvazione della delibera».

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