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Lo sfogo dell'infermiera di Pistoia: «Ha riaperto terapia intensiva, ma qui siamo stanchi e arrabbiati»

Lo sfogo dell'infermiera di Pistoia: «Ha riaperto terapia intensiva, ma qui siamo stanchi e arrabbiati»

Nelle sue parole c'è anche la stanchezza di fronte alle polemiche alimentate da chi si ostina a sottovalutare gli effetti che il coronavirus può produrre

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PISTOIA. «Noi siamo lì, ben consapevoli che tutto questo dolore potrebbe essere evitato, ci è permesso solo provare un sentimento: la rabbia, la delusione che in tutto questo tempo non siamo riusciti a far comprendere la devastazione che provoca questo virus a quel paziente, ai suoi familiari e a noi».

Stanchezza e rabbia nelle parole che una infermiera della terapia intensiva dell’ospedale San Jacopo ha deciso di affidare alla sua pagina Facebook, la mattina del 23 dicembre, alla riapertura del reparto ai malati di Covid, dopo mesi di chiusura.

Lo sfogo dell’infermiera Lorenza Spigai racconta lo stato d’animo di tanti operatori della sanità, di nuovo alle prese con un’ondata di malati Covid, questa volta in larga maggioranza non vaccinati.

«Abbiamo avuto – scrive – dei giorni di riposo dal virus, ed è stata una sensazione di libertà, di soddisfazione... Essere tornati liberi da presidi che in più di un anno ci hanno procurato dolori fisici e psicologici... Essere tornati a curare pazienti che necessitano di cure intensive…Ed invece con lentezza ed un senso di apatia mi ritrovo ad indossare queste maledette tute che ti provocano eritemi, doppie mascherine che ti lasciano solchi nel viso, doppi guanti che ti rendono difficile muovere le mani, visiere che aumentano la difficoltà a respirare».

Ma la stanchezza passa in secondo piano quando ci si ritrova faccia a faccia con la sofferenza dei malati.

«E poi ti ritrovi davanti a quel letto – continua l’infermiera – davanti ad un paziente che non respira, che nel dolore, nella sofferenza, nella fame d’aria è ostile, arrabbiato, incapace di comprendere... E noi siamo, nuovamente, lì con lui per combattere insieme questo virus, cerchiamo parole che lo rassicurino, che lo proteggano dalla paura...».

Il proprio dovere prima di tutto, insomma. Ma non c’è soltanto questo nelle parole dell’infermiera di terapia intensiva. C’è anche la stanchezza di fronte alle polemiche alimentate da chi si ostina a sottovalutare gli effetti che il coronavirus può produrre, sminuendo così – quando non addirittura insultando – chi lavora tutti i giorni per combatterlo.

« Noi siamo sempre lì, ed è normale, perché è la nostra professione, è la nostra vita, ma possiamo dire che siamo stanchi? Possiamo dire che non ci interessa niente delle parole ininterrottamente vomitate nei social, nelle televisioni, per la strada, nei bar... possiamo dire che la nostra forza, capacità, comprensione arriva quando incontri quel paziente, quando lo guardi negli occhi e pensi che la pochezza che ci circonda in questo periodo non valuta, non prova, né considera le conseguenze, tutto si alimenta in virtù del proprio poco, fatto di bisogni primari nascosti da menzogne assolute».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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