La manifestazione
Botte e violenze sessuali: sei anni all’ex
Operaio condannato per gli abusi sulla compagna che aveva subito in silenzio per mesi anche con il ricatto della droga
Massimo Donati
pistoia. Una schiava. Da umiliare in ogni possibile modo. E da usare per soddisfare le sue voglie. Questo era per lui la sua compagna. Presa a botte, offesa continuamente, costretta a dormire per terra e lasciata senza mangiare. E, col ricatto della droga, obbligata a subire rapporti sessuali. Anche se durato per pochi mesi, un vero e proprio inferno. Che la donna, nel corso di una lunga e penosa testimonianza, aveva ripercorso davanti ai giudici del tribunale di Pistoia, chiamati a giudicare il suo aguzzino, sotto processo con le accuse di violenza sessuale pluriaggravata, maltrattamenti in famiglia, lesioni gravi e molestie. E che ieri pomeriggio, per questi reati, hanno condannato a 6 anni di reclusione il 47enne operaio quarratino (di cui non scriviamo le generalità per non rendere identificabile la vittima).
Il tribunale, ptresieduto dal giudice Alessandro Buzzegoli, oltre che all’interdizione dai pubblici uffici, lo ha condannato anche al risarcimento nei confronti della parte civile (trappresentata dall’avvocato Francesca Barontini), stabilendo una provvisionale di 10mila euro, in vista dei danni che verranno quantificati dal giudice in sede di processo civile.
Al termine della propria requisitoria, il pubblico ministero Chiara Contesini aveva chiesto la condanna a nove anni di reclusione.
I fatti contestati all’imputato andavano dall’ottobre 2016 a fine gennaio 2017, con uno strascico fra il settembre e il dicembre successivi, quando l’uomo, arrestato per altri motivi, era uscito dal carcere ed era tornato a tormentare la sua ormai ex compagna. Che aveva trovato il coraggio di denunciare il suo aguzzino soltanto nell’ottobre 2017, forse spinta anche dalla paura che, dopo aver fatto del male a lei, l’uomo potesse fare altrettanto con sua figlia, allora adolescente (per l’imputazione relativa ad alcuni episodi che sembrava si fossero verificati, il 47enne è stato assolto “perché il fatto non sussiste” .
Fatto sta che nella sua querela, arrivata pochi giorni dopo che era stata costretta ad andare all’ospedale per le botte ricevute, la donna aveva raccontato tutte le violenze che aveva dovuto subire, impossibilitata a reagire anche a causa della sua dipendenza dal crack, droga che il compagno utilizzava per soggiogarla e ricattava.
Fregandosene del pietoso stato di salute in cui quella dipendenza l’aveva ridotta, ormai pelle e ossa.
Di sopraffazioni e vessazioni sistematiche parla il capo di imputazione, e di vero e proprio stato di asservimento. Nonché delle percosse con cui il 31 gennaio 2017 le aveva fratturato le costole.
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