Gioco
Cinque nuovi manifesti con le parole delle donne contro tutte le violenze
Iniziativa del Centro Aiutodonna per far crescere ancora la consapevolezza del fenomeno anche nei suoi aspetti economici e psicologici
Una vittima ogni tre giorni. Sono impietosi i numeri che riguardano il femminicidio nel nostro paese. Un fenomeno drammaticamente strutturale, col quale ancora oggi si fatica a fare i conti nonostante gli sforzi di attivisti e istituzioni. Una lotta prima di tutto culturale, da combattere nelle famiglie e nelle scuole. Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ieri, il Centro Antiviolenza "Aiutodonna" della Società della salute pistoiese e il Comune di Pistoia hanno presentato la campagna di sensibilizzazione #FermaLaViolenza, finalizzata a diffondere la consapevolezza del fenomeno della violenza sulle donne e alla sua prevenzione.
In pratica si tratta di cinque manifesti con frasi significative che hanno lo scopo di raggiungere le donne e far loro comprendere che esistono tanti tipi di violenza: chi si trova a vivere situazioni simili, può rivolgersi a professioniste formate in grado di ascoltare, comprendere, riconoscere il tipo di violenza che subiscono, la gravità di ciò che stanno vivendo, per individuare insieme il percorso migliore per uscirne e mettersi in sicurezza e protezione.
Dal giorno della sua creazione, l’8 marzo 2016, il Centro "Aiutodonna" di Pistoia ha risposto alle richieste di aiuto di 1.204 donne. Fra queste 589 avevano subito violenza fisica, 765 violenza psicologica, 202 violenza economica, 77 violenza sessuale e 134 erano vittime di stalking. Come si vede, il fenomeno non ha un volto unico e spesso nemmeno si riesce a individuare. Prendere consapevolezza della violenza e delle sue infinite forme è il primo ostacolo alla sua eliminazione. Nel 55 per cento dei casi il maltrattante è un insospettabile, a dimostrazione di quanto la violenza sia diffusa intorno a noi, anche laddove non immagineremmo.
«Vorrei che non esistesse più il 25 novembre, che non ci fosse più questo bisogno di riaffermare il rispetto della persona indipendentemente dal suo genere - ha spiegato Anna Maria Celesti, vicesindaco di Pistoia e presidente della Società della Salute pistoiese -. Per combattere questa piaga serve un profondo cambiamento culturale, nelle famiglie e nelle scuole. A questo si devono aggiungere le misure a tutela delle donne, inattuabili senza le risorse e una rete di sostegno efficace».
«Abbiamo un ottimo Centro antiviolenza, cresciuto e migliorato negli anni – ha chiosato il primo cittadino Alessandro Tomasi – Abbiamo una rete di associazioni e attivisti sempre in movimento, segno di un territorio culturalmente sensibile al tema. Eppure non basta. Come istituzioni arriviamo sempre troppo tardi. Dobbiamo insistere e moltiplicare le forme della lotta. Le panchine rosse sono importanti perché sono il segno di un territorio che condanna la violenza sulle donne».
«Sono fenomeni atroci – ha detto il prefetto Gerlando Iorio – Rispetto alla capacità del territorio siamo troppo indietro: dobbiamo cercare di unire le forze e le risorse, agevolando il raccordo tra le istituzioni. Bisogna intervenire in modo efficace e preventivo sul territorio».
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