Attenzione
«Ci hai urtato», denunciate per la truffa dello specchietto
Il racconto: una delle due è salita sulla mia auto dicendo di sentirsi male Poi mi hanno chiesto 150 euro, ma sono riuscita a chiamare i carabinieri
quarrata. Via del Cantone, Valenzatico, strada di campagna tra Pistoia e Quarrata. Una mamma sta andando a prendere la bimba all’asilo, sorpassa un’auto e sente un «colpo forte». Guarda dallo specchietto e vede che dall’auto sorpassata le fanno ampi gesti di fermarsi. Quello che è successo dopo le ha tolto la serenità per un paio di giorni. «Stamani riesco a parlarne, ma sul momento è stata dura». Si è trattato, secondo i carabinieri, dell’ennesimo tentativo di truffa dello specchietto. Con una variante agli schemi consueti. Perché la fantasia, si sa, è il sale della vita.
Ci scusi l’ironia la signora, non è nei suoi confronti, ma la sceneggiata messa in atto per truffarla vale la pena di essere raccontata. «Ho chiesto se le avevo colpite e una delle due ha iniziato a urlare dicendo di sì. Che le era caduto il cellulare e aveva una mano gonfia. L’altra ha rincarato la dose: «Ti denunciamo, eri al cellulare». Ho risposto che non era così e poi è iniziato un incubo». Una delle due sale sulla sua auto.
Stupefatta, la donna apre lo sportello: «Le ho chiesto cosa faceva sulla mia auto e mi ha detto di portarla in ospedale perché stava male ed era incinta. Le ho risposto che chiamavo i carabinieri e l’ambulanza ma insisteva che dovevo portarla subito in ospedale». Si trattava di due giovani di etnia rom. «Non sapevo cosa fare, poi ha iniziato a dire che potevamo metterci d’accordo perché l’assicurazione mi sarebbe aumentata. È partita da una richiesta di 150 euro per arrivare a 20 euro».
Finalmente è riuscita a fare scendere la presunta ferita: «Ho composto il 112 e mi hanno passato i carabinieri competenti per zona». Le due donne sono risalite a bordo della loro auto e sono ripartite. «Le ho seguite fino a quando non sono arrivati i militari». I controlli hanno confermato che le due avevano precedenti specifici: «E quel giorno non era la prima volta che ci provavano. I carabinieri avevano ricevuto altre segnalazioni».
Tiziana Gori
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