Sicurezza
San Domenico gremita per l’ultimo saluto a Paci «Buona strada, Ivano»
Il passato negli scout, il lungo impegno per la città, la grande dimensione di fede nell’omelia del priore dei domenicani e nei commoventi messaggi dei familiari
«Buona strada, Ivano». Il tradizionale saluto-augurio scout è risuonato al termine della celebrazione funebre per Ivano Paci, tenutasi ieri mattina a San Domenico, in una chiesa gremita di amici e conoscenti che hanno voluto stringersi attorno alla famiglia dello storico ex presidente della Fondazione Caripit, morto a 89 anni nella notte tra domenica e lunedì scorsi. Certamente un pistoiese tra i più conosciuti e stimati, non solo in città, sia come docente universitario che come uomo impegnato in politica prima e nelle istituzioni cittadine poi. Paci – lo ricordiamo – è stato consigliere comunale Dc dal 1965 al 1978, presidente della Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia dal 1987 al 1994 e infine della Fondazione dal 1992 al 2016.
Paci aveva vissuto profondamente l’esperienza scout, negli anni giovanili. Valori e principi che ne hanno segnato la vita e le scelte. Non a caso, sul feretro deposto davanti all’altare di San Domenico, accanto ad una mappa della città e ad una Bibbia aperta, i familiari hanno scelto di mettere proprio il fazzolettone colorato, parte integrante della divisa scout.
Il senso della presenza dei tre oggetti l’ha spiegato, durante la sua omelia, padre Alessandro Cortesi, priore di San Domenico, che a Ivano Paci è stato a lungo vicino, anche negli ultimi anni. «Il fazzolettone – ha detto – è il segno di un cammino di vita orientato, come richiede l’impegno scout, a lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato. La mappa della città indica il suo grande impegno a livello locale, la sua capacità di tenere insieme orizzonti ideali e capacità di mediazione. Una città che oggi lo ringrazia per il suo impegno». Il sindaco Alessandro Tomasi, con la fascia tricolore, testimoniava con la sua presenza lo stesso concetto. Infine la Bibbia aperta, simbolo di una ricerca che non si era mai interrotta, neanche negli ultimi anni, segnati dalla sua malattia e dalla scomparsa dell’amatissima moglie Isa, nel 2019. «La sua ultima lettura – ha rivelato padre Cortesi – è stato un libro su Gesù, introvabile in Italia, che Ivano ha letto in lingua originale, in francese, nonostante i suoi occhi facessero sempre più fatica a vedere».
Sulle prime panche, raccolti in un dolore composto, i familiari di Paci, che lascia i figli Andrea, Stefano, Lorenzo, Federica e Francesca e ben otto nipoti. Anche loro hanno voluto, con dei commoventi messaggi, rivolgere l’ultimo saluto a quel personaggio pubblico che, per loro, era semplicemente il babbo o il nonno.
Dietro di loro, come detto, centinaia di persone che a fatica – anche a causa degli obblighi di distanziamento da rispettare, a causa del Covid – hanno trovato posto nella chiesa di San Domenico. Un luogo, anche questo, particolarmente significativo per Ivano Paci e per tutto il mondo del cattolicesimo democratico pistoiese, che intorno al convento dei domenicani, soprattutto negli anni successivi al Concilio Vaticano II, ha saputo creare iniziative culturali e vivaci dibattiti. Paci – come ha sottolineato a più riprese padre Cortesi – era parte integrante di questo mondo, con il suo atteggiamento da laico cristiano adulto, capace di rispetto ma anche di libertà.
L’omelia si è conclusa con i versi di una poetessa, Donata Doni, che sono al contempo una riflessione sulla morte ed una preghiera. «Dimmi che non saranno paludi d'ombra a sommergermi, né acque profonde a travolgermi. Solo il Tuo volto. solo il Tuo incontro, Signore».
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