Sicurezza
Mesi di botte e violenze sessuali Il pm chiede 9 anni di carcere
L’ex compagno della vittima è accusato anche di maltrattamenti e lesioni La donna trovò il coraggio di denunciare per evitare la sua stessa fine alla figlia
Per il compagno, lei era soltanto una schiava da umiliare in ogni possibile modo, da usare per soddisfare le sue voglie. Presa a botte, offesa continuamente, costretta a dormire per terra e lasciata senza mangiare, col ricatto della droga veniva anche obbligata a subire rapporti sessuali. Anche se durato per pochi mesi, un vero e proprio inferno, che la donna, nel corso di una lunga e penosa testimonianza, aveva ripercorso davanti ai giudici del tribunale di Pistoia, chiamati a giudicare il suo aguzzino, sotto processo con le accuse di violenza sessuale pluriaggravata, maltrattamenti in famiglia, lesioni gravi e molestie.
Ieri mattina, chiusa la fase dibattimentale, è stato il momento della requisitoria da parte del pubblico ministero Chiara Contesini, che ha chiesto la condanna a nove anni di reclusione per il 47enne operaio quarratino (di cui non scriviamo le generalità per non rendere identificabile la vittima). La sentenza è attesa per il 23 novembre, dopo che avranno parlato l’avvocato difensore e quello di parte civile.
I fatti contestati all’imputato vanno dall’ottobre 2016 a fine gennaio 2017, con uno strascico fra il settembre e il dicembre successivi, quando l’uomo, arrestato per altri motivi, era uscito dal carcere ed era tornato a tormentare la sua ormai ex compagna. Rappresentata nel processo dall’avvocata Francesca Barontini, la vittima aveva trovato il coraggio di denunciare il suo aguzzino soltanto nell’ottobre 2017, forse spinta anche dalla paura che, dopo aver fatto del male a lei, l’uomo potesse fare altrettanto con sua figlia, allora quattordicenne. Nei mesi precedenti infatti, l’operaio aveva più volte avvicinato la ragazzina, non solo per offenderne pesantemente la madre, ma per cercare di avere con lei quei rapporti sessuali che non poteva più avere con la ex compagna. Per questo, tra le accuse per le quali è finito sotto processo c’è anche quella di adescamento di minori.
Fatto sta che nella sua querela, arrivata pochi giorni dopo che era stata costretta ad andare all’ospedale per le botte ricevute, la donna aveva raccontato tutte le violenze che aveva dovuto subire, impossibilitata a reagire anche a causa della sua dipendenza dal crack, droga che il compagno utilizzava per soggiogarla e ricattava. Fregandosene del pietoso stato di salute in cui quella dipendenza l’aveva ridotta, ormai pelle e ossa. Di sopraffazioni e vessazioni sistematiche parla il capo di imputazione, e di vero e proprio stato di asservimento. Nonché delle percosse con cui il 31 gennaio 2017 le aveva fratturato le costole.
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