Sicurezza
Chiusura all’orizzonte per la Saeco Posti di lavoro a rischio
sambuca. A rischio 220 posti di lavoro entro la fine del 2022: i vertici aziendali della Saga Coffee, di Gaggio Montano hanno annunciato di voler chiudere lo stabilimento Saeco, specializzato nella produzione di macchine da caffè professionali.
Una doccia fredda che si è rovesciata su tutti i dipendenti dello stabilimento. Essendo una azienda pressoché sul confine tra l'Emilia e la Toscana, diverse sono anche le famiglie interessate che abitano sul versante pistoiese, nei comuni di San Marcello-Piteglio e Sambuca.
Per protestare contro la decisione della proprietà, a Gaggio Montano, fuori dai cancelli dell'azienda, è stato costituito un presidio permanente: operai rimangono sul luogo 24 ore su 24, decisi ad andare avanti a oltranza.
L'azienda avrebbe intenzione di delocalizzare la produzione portandola all’estero, per cui l’attività a Gaggio Montano dovrebbe andare avanti soltanto fino al prossimo mese di marzo, per poi andare verso la chiusura dello stabilimento alla fine del 2022.
Venerdì pomeriggio si è anche tenuto un incontro presso la sede di Confindustria Bologna, tra le varie organizzazioni sindacali e l'amministratore delegato di Saga Coffee.
«Domani (oggi, nda) – spiega Rudy Pesci, delegato sindacale dell’azienda – la Protezione civile dovrebbe portarci altri gazebo. Stiamo facendo un presidio permanente che andrà avanti ad oltranza. Siamo andati a Bologna sapendo che dall’incontro difficilmente sarebbe potuto emergere qualcosa di buono. Ma non ci saremmo mai aspettati la chiusura dello stabilimento».
Come accennato, le gravi conseguenze della decisione ricadranno anche sul versante pistoiese, dove vivono alcuni dei lavoratori Saeco.
È alta, proprio per questo, la preoccupazione del sindaco Fabio Micheletti, primo cittadino di Sambuca.
«È una vera e propria tragedia – spiega i – perché questa chiusura rappresenta una ferita per il nostro tessuto economico con 220 posti di lavoro e quindi 220 famiglie coinvolte. Sul versante pistoiese saranno circa una ventina quelle che lavorano nello stabilimento. Non è possibile seguire sempre la politica della delocalizzazione, per risparmiare e le Regioni interessate ed il governo devono intervenire direttamente».
C.B.
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