Attenzione
Massimo donati
Alluvioni, frane, tempeste di vento e nevicate così intense da ricordare ben altre latitudini. Sempre il primo a saltare giù dal letto nel cuore della notte per chiamare a raccolta i suoi uomini e le associazioni del territorio. E mettersi al volante per correre sul luogo dell’emergenza. Ma soprattutto, per quindici anni, quotidianamente impegnato sul fronte della prevenzione e della preparazione, affinché di emergenze da affrontare ce ne potessero essere sempre di meno. Dal primo novembre è andato in pensione Angelo Biagini, dal 2006 responsabile della protezione civile del Comune di Pistoia e, dal 2012, funzionario a capo dei cantieri comunali. Da quando ha iniziato a lavorare nella gestione del territorio, prima in forza alla Comunità montana e poi con l’Autorità di bacino, di emergenze ne ha viste tante, e proprio per questo ha capito che compito primario della protezione civile non deve essere quello di porre rimedio ai disastri bensì di prevenirli. Non per niente è lui l’autore del primo piano di protezione civile comunale del 2006 e del suo aggiornamento, lo scorso anno.
Protezione civile intesa come prevenzione?
«L’ho sempre detto ai sindaci con i quali ho lavorato, e che mi hanno dato tutti sempre ampia autonomia – spiega Angelo Biagini, 63 anni, corso di nascita e pistoiese di adozione – La nostra protezione civile è fatta dai tanti piccoli interventi di manutenzione portati avanti costantemente sul territorio. Non i grandi lavori, le grandi opere. Quelli competono ad altri, alla Regione. I comuni non hanno né forze né risorse. Certo, ci sono le alluvioni, le frane, il vento. Il compito nostro è sempre stato quello che l’evento eccezionale potesse causare i minori danni possibili: mantenere il territorio in efficienza. Penso alla recente ripulitura delle fossette e dei pozzetti lungo la strada della Collina, o all’Orsigna, o a Sammommè. Operazioni mai fatte per anni, che un tempo facevano gli stradini. Per un territorio come il nostro, fatto di montagna e di pianura, è basilare mantenere integro il reticolo idraulico minore. Piccoli interventi, che costano anche poco. Ma che non sempre è possibile fare».
Perché non sempre, quali sono gli ostacoli principali per questo tipo di interventi?
«Ci vorrebbe meno burocrazia, più elasticità nell’applicazione delle normative. Tutto è sempre complicato. Non posso trattare la pulizia di un fossetto, dove sono sufficienti buone scarpe, un paio di guanti e una pettorina arancione, con le stesse regole di un cantiere autostradale. La sicurezza si può assicurare ugualmente. E tanti piccoli interventi di polizia si potrebbero fare a costo zero, impiegando ad esempio i migranti o chi percepisce il reddito di cittadinanza. Con accordi come quello che avevo fatto con il carcere per impiegare i detenuti a fine pena. Anche la troppa burocrazia è stata ciò che mi ha spinto a prendere la decisione di andare in pensione».
Torniamo alle emergenze: ne ha viste tante in questi anni?
«Emergenze sì, momenti di tensione, ma mai momenti drammatici. Proprio grazie alla preparazione. La prima veramente impegnativa fu nei giorni a cavallo fra 2009 e 2010, con l’Ombrone che ruppe l’argine e tante abitazioni e aziende che finirono sott’acqua nella piana fra Pistoia e Quarrata. Come protezione civile accorremmo con la Vab a aiutare chi si era ritrovato con le case inondate, con le cantine allagate. Proprio negli stessi giorni in cui a Pracchia venne giù una grande frana che finì nel Reno creando una diga: portammo in salvo con l’elicottero due anziani coniugi che erano rimasti tagliati fuori completamente. Ma c’è stata anche la tempesta di vento del 2015: nella notte buttai giù dal letto il sindaco Bertinelli, mentre in auto percorrevo viale Arcadia cercando di non restare schiacciato dagli alberi che mi cadevano intorno. E poi le nevicate, in montagna, come quelle dell’anno scorso: col sindaco Tomasi andammo a Case Marconi a portare gli aiuti alle persone anziane rimaste isolate, senza luce, senza riscaldamento...».
Ultimo gravoso impegno, l’emergenza Covid.
«E anche una grande soddisfazione per i ringraziamenti avuti per email da circa seicento cittadini che abbiamo aiutato, assieme ai volontari. Assicurando i pasti e la spesa a chi era in quarantena, portando fuori i loro cani, dando da mangiare ai gatti di chi era in ospedale, distribuendo le mascherine. Una gestione dell’emergenza per la quale ho avuto l’apprezzamento da parte della giunta ma anche dell’opposizione. Sempre. E ne sono orgoglioso».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google