Il Tirreno

Pistoia

Martiri per la democrazia infangati da chi ha nostalgia delle dittature

Israel Moura Barroso* ; * brasiliano, 32 anni, dottorando in “Human rights and global politics” alla Scuola Sant’Anna di Pisa

L’analisi di un giovane brasiliano dottorando in diritti umani a Pisa sulle contraddizioni della presenza del presidente brasiliano a Pistoia 

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la lettera

Israel Moura Barroso*

Il 2 novembre il cattolicesimo celebra il giorno dei fedeli defunti, o giorno dei Morti, che segue la festa di Ognissanti. Le due feste sono così legate che la chiesa anglicana le fuse in un’unica celebrazione, in cui viene onorata la memoria dei defunti. Infatti, entrambe possono essere collegate all’usanza, presente almeno dal secondo secolo nelle comunità cristiane, di onorare coloro che erano stati martirizzati per la loro fede. Certamente, nella modernità dei nostri tempi, non è più necessario abbracciare una fede per far propria questa festività e omaggiare i cari defunti. Ma in alcune celebrazioni, come in quella al monumento di Pistoia dedicato ai soldati brasiliani che parteciparono alla Liberazione d’Italia, si rende comunque necessario accostarsi alla memoria dei caduti con la prospettiva giusta, che è quella di celebrare coloro che sono morti per la difesa di una causa.

Ricordare i defunti della Feb il 2 novembre è un’iniziativa voluta dalle autorità democratiche, i cui dirigenti rappresentano ufficialmente una società che vuole mantenere i valori di libertà e uguaglianza, e il ricordo di questi defunti non può che essere strettamente legato alla riflessione sulla causa per cui sono caduti, su quale fosse la loro “fede”.

“C’è qualcosa di marcio in Danimarca” dice Amleto. C’è qualcosa di marcio nell’omaggio ai martiri del nazifascismo da parte di un presidente che, nel proprio paese, è accusato di crimini contro l’umanità. Bolsonaro, infatti, può essere considerato democratico solo per essere stato eletto attraverso il suffragio universale, ma non ha mai nascosto il proprio disprezzo per i valori realmente democratici: «l’errore della dittatura (militare in Brasile, nda) fu di torturare e non di uccidere»; Pinochet «avrebbe dovuto uccidere più persone», sono solo alcune delle sue uscite più infelici.

È come se gli antichi statisti romani avessero commemorato i martiri cristiani che loro stessi avevano perseguitato: un paradosso possibile solo in una storia di fantasia.

Purtroppo, Bolsonaro non renderà alcun omaggio alla causa sostenuta dai soldati suoi connazionali. Ciò che celebrerà non sarà la vittoria della democrazia sulle forze fasciste, ma l’orgoglio per la guerra stessa. Omaggerà le armi come simbolo di virilità, che ben si adatta alla figura di un capo di Stato e si compiacerà nel commemorare i caduti in terra straniera nella sua più alta idea di patriottismo.

Per fortuna c’è ancora lucidità nel regno dei vivi. Non da parte di Matteo Salvini, che sarà accanto a Bolsonaro. Ma buona parte della società civile sarà protagonista di un secondo omaggio nel pomeriggio, nello stesso luogo, per raccogliere e riportare più in alto la memoria di questi martiri per la democrazia, infangati da chi continua ad avere nostalgia delle dittature.



* brasiliano, 32 anni,

dottorando in “Human rights and global politics”

alla Scuola Sant’Anna di Pisa



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