Il Tirreno

Pistoia

la protesta 

La madre è ricoverata «Ma è impossibile parlare coi medici»

Elisa Pacini

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Pistoia. «Non riusciamo a parlare con nessuno da quando la mamma è ricoverata al San Jacopo». A denunciare il problema è Deborah Sforzi, esasperata dopo quella che lei definisce una «settimana di calvario» della madre 73enne, all’ospedale da lunedì dopo un fine settimana in cui l’unico contatto con la guardia medica era stato telefonico nonostante le richieste di visita per un peggioramento nelle condizioni di salute.

Problemi di comunicazione e di un qualsiasi riscontro con i medici prolungato anche nelle degenza all’ospedale pistoiese, per cui la famiglia della paziente ricoverata ha alzato anche attraverso il nostro giornale un grido di dolore e rabbia. «Mia madre – racconta la signora Sforzi – non è stata bene e il suo medico le ha prescritto una cura, dicendole che se non le passava, doveva chiamare il 118. Nel fine settimana la guardia medica da venerdì a domenica non si è fatta mai vedere, le avevano prescritto delle medicine per telefono, dicendole di andare lì a farsi visitare. Mia madre è anche affetta da immunodeficienza, meno ci sta negli ospedali e negli ambulatori in questo periodo e meglio è, ma lunedì stava peggio ed è andata al pronto soccorso. Da lì l’hanno trasferita a malattie infettive dove finora ha visto solo un medico».

I dubbi che la famiglia della ricoverata forse potrebbero essere soffiati via da un incontro con i medici, ma proprio il dialogo con i dottori sembra il problema più grave da aggirare. Anche perché, visto il perdurare della pandemia, gli accessi esterni sono limitati e il passo nel reparto di malattie infettive è solo di 15’ alle ore 16 di ogni giorno. «Un orario in cui né io né i miei fratelli possiamo andare all’ospedale – dice la signora Sforzi – e in 15 minuti o si visita la mamma che ci dice di essere sempre sola, a meno che non chiami qualcuno con il campanello, o si parla con i dottori che comunque anche lei dice di non aver visto».

Se anche la figlia della ricoverata evidenzia che, visto il periodo, l’essere in stanza da soli può esser un mezzo privilegio soprattutto in un ambiente a rischio contagio come l’ospedale, la preoccupazione è comunque tanta perché la madre non riesce a svolgere tutte le funzioni essenziali da sola. «Non abbiamo nessuna deroga al passo delle 16 nemmeno essendo tutti vaccinati e con il Green pass – chiude – mia madre ha bisogno di assistenza. Vorremmo aiutarla».

Una richiesta che merita ascolto anche perché il problema della solitudine vera o percepita di chi si trova in un luogo di cura, nella pur perdurante emergenza sanitaria in cui ospedali e centri sono inaccessibili dall'esterno, riguarda purtroppo tante persone.

Elisa Pacini

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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