Toscana
Slitta al 20 dicembre l’udienza sul caso Bruschi per bancarotta con frode
Un errore di notifica ha portato al rinvio del procedimento con indagati Sandro Bruschi Fabrizio Tesi, Marco Cappellini e Lorenzo Marchionni
Pistoia. Il prossimo 20 dicembre la giudice per l'udienza preliminare Patrizia Marcucci deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta in concorso nei confronti degli imprenditori pistoiesi Sandro Bruschi, difeso dall'avvocato Alberto Rocca di Prato, e Fabrizio Tesi, difeso dagli avvocati Andrea Niccolai e Andrea Mitresi del foro di Pistoia, e dei professionisti Marco Cappellini (difeso dall'avvocato Valerio Spigarelli) e Lorenzo Marchionni (legale di fiducia Lorenzo Zilletti). L'udienza doveva tenersi ieri mattina ma è slittata per un errore di notifica. La vicenda è quella del fallimento dell’impresa vivaistica Sandro Bruschi, dichiarata fallita il 10 ottobre del 2018 al termine di una procedura durata sei anni. Le indagini della Procura di Pistoia si sono concluse nell'aprile scorso con la richiesta di rinvio a giudizio per i quattro indagati presentata dal pubblico ministero Linda Gambassi. Secondo l'accusa, Bruschi e Tesi, assistiti da Cappellini e Marchionni che avrebbero curato le trattative e redatto i contratti, avrebbero distratto in concorso circa 35 milioni di euro dai bilanci dell'impresa in profonda crisi. Le parti offese sono un'ottantina di piccole aziende dal 2016 riunite nel Comitato creditori della grande azienda con sede a Badia a Pacciana, verso la quale sarebbero esposti per 9 milioni di euro di mancati pagamenti per le forniture. Poi i Vivai Piante Chiti, la Perucci agricoltura, i Vivai Piante Trinci, la ditta Chiavacci Firenze e figlio, inoltre i curatori fallimentari, i commercialisti Nino Maffia e Olimpia Banci, e anche l'Agenzia delle entrate, per il presunto mancato pagamento delle sanzioni e degli interessi sulle imposte sul reddito per una cifra che supera i 450.000 euro. La vicenda è salita alla ribalta della cronaca nell’ottobre 2016, quando fu reso noto l’accordo tra la Sandro Bruschi e la Giorgio Tesi Vivai, che prendendo in affitto l'azienda già in profonda crisi, le consentiva di continuare l’attività salvando i 42 posti di lavoro. Rimanevano a bocca asciutta però i piccoli creditori, molti dei quali scelsero di battere la strada della richiesta di fallimento, in mezzo – specie all’inizio – a non poche difficoltà. Nel 2017 il tribunale di Pistoia respinse inizialmente la richiesta di fallimento, sul presupposto che la Bruschi svolgeva attività agricola prevalente su quella commerciale e che questo la metteva al sicuro dal fallimento, da cui sono esenti le aziende agricole. Un anno dopo la Corte di Appello ribaltò quella conclusione, scrivendo un capitolo del tutto nuovo nella storia del vivaismo pistoiese. Poi si è aperto il procedimento penale con la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti delle quattro persone sottoposte alle indagini. Si saprà tra due mesi e mezzo se si andrà a processo.
L.S.
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