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Pistoia

Inchiesta sugli appalti in Valdinievole, undici arresti e sequestri. Le sei imprese coinvolte

Inchiesta sugli appalti in Valdinievole, undici arresti e sequestri. Le sei imprese coinvolte

La Procura di Pistoia ha condotto un'indagine su 25 gare a Pescia e Uzzano tra il 2018 e il 2020. In carcere due funzionari comunali, un intermediario e cinque imprenditori. Le tangenti oscillavano tra il 3% e il 5%

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PISTOIA. Arresti e sequestri sul territorio nazionale, per reati contro la pubblica amministrazione, da parte della squadra mobile di Pistoia su ordine della procura della Repubblica. Eseguite numerose misure cautelari personali e reali, nell'ambito di un'articolata attività d'indagine denominata "Coffee break", tra custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari con braccialetto elettronico, obblighi di dimora.

L'operazione si avvale del supporto operativo di squadre mobili di altre città e del reparto prevenzione crimine Toscana. Eseguito anche il sequestro preventivo ai fini della confisca di beni a carico degli indagati sottoposti a misura cautelare personale.

Gli investigatori della polizia di Stato hanno eseguito decreti di perquisizione anche questi emessi dalla procura di Pistoia.

Sono state eseguite 19 misure cautelari, otto in carcere, tre ai domiciliari, sei all’obbligo di dimora a carico di funzionari di enti locali della Valdinievole, intermediari e rappresentanti legali di società di costruzione. Nella cassaforte di uno degli indagati sono stati trovati 266.000 euro in contanti.

Il procuratore Tommaso Coletta ha spiegato che sono stati disposti sequestri preventivi per un importo complessivo di 202.000 euro. Complessivamente gli indagati sono 42 e 44 i capi di imputazione.

I reati contestati sono la corruzione, istigazione alla corruzione, turbativa degli incanti, concussione e falso ideologico.

L’oggetto dell’indagine sono gli appalti di opere pubbliche a Uzzano e Pescia, dal 2014 al 2020. In questo periodo sono stati controllati gli appalti ed è emersa una sproporzione nell’attribuzione degli appalti a favore di alcune imprese, sia per gli importi che per il numero degli appalti.

Gli inquirenti hanno accertato che gli appalti venivano conferiti in violazione del principio di rotazione. Negli appalti sotto soglia venivano invitate imprese compiacenti che poi non presentavano offerte. Negli appalti sopra la soglia le offerte venivano presentate ma dalle intercettazioni si è capito che le imprese compiacenti si accordavano per fare offerte a vantaggio dell’impresa che doveva vincere l’appalto.

Un altro tipo di contestazione riguarda gli appalti dati in “somma urgenza”. Una urgenza che in realtà non c’era.

L’elenco delle imprese da invitare veniva fornito da un intermediario che teneva i contatti tra le imprese e il funzionario che si prestava a far vincere la gara al prescelto. La tangente praticata variava tra il 3% e il 5% dell’importo della gara.

A Uzzano il funzionario indagato era il responsabile dell’area tecnica, a Pescia il responsabile dell’area opere pubbliche e protezione civile. L’elemento unificatore era costituito dall’intermediario.

A Uzzano l’inchiesta ha riguardato 14 appalti tra il 2018 e il 2020 per lavori cimiteriali, lavori stradali e di risistemazione delle scuole. A Pescia ci si è concentrati su 11 appalti tra il 2019 e il 2020 (lavori stradali e riduzione degli smottamenti in somma urgenza). In un caso si ipotizza anche la frode in commercio perché sarebbe stata utilizzata una quota insufficiente di bitume. Secondo gli inquirenti il sistema era in funzione anche prima.

Le imprese che hanno beneficiato del sistema, ha detto il procuratore Coletta, sono la Costruire srl, Coesco srl, Esmoter costruzioni srl, Euroedil snc, General Works e la Diddi Dino e figli.

Non ci sono addebiti per gli amministratori degli enti locali. L’indagine ha riguardato solo i funzionari, l’intermediario e gli imprenditori. In carcere sono finiti i due funzionari, l'intermediario e cinque imprenditori.

Il sostituto procuratore De Gaudio ha spiegato che, stando alle intercettazioni, è capitato che il responsabile di un’impresa si sia dimenticato se aveva effettivamente pagato la tangente. “Nel dubbio, meglio pagare due volte” dice al suo interlocutore. In certi casi l’intermediario ha fatto la “cresta” all’insaputa del corruttore e del corrotto. Spesso gli indagati si avvertono a vicenda di non parlare al telefono o in casa, convinti che gli investigatori non avessero i mezzi tecnologici per ascoltare le loro conversazioni.

Il sostituto procuratore Serranti ha spiegato che sono state disposte intercettazioni nell’ufficio di uno dei funzionari, quello di Pescia, e nell’auto dell’intermediario. C’era un meccanismo che consentiva di pilotare il sorteggio delle società da invitare.

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