La manifestazione
Servizi sanitari a rischio dal primo ottobre
I sindacati lanciano l’allarme e proclamano lo stato di agitazione: tra sospensioni e contratti in scadenza manca il personale
Valentina Vettori
Pistoia. I sindacati lo vanno ripetendo da mesi, ma ora a scandire i tempi della sanità nell’Asl Toscana Centro (da Pistoia a Firenze, passando per Prato ed Empoli) c’è una data precisa. Quella del primo di ottobre. Ovvero il giorno dopo la scadenza dei circa 90 contratti a termine e interinali per personale infermieristico e Oss, per i quali ancora non è arrivata alcuna conferma per un rinnovo o per una stabilizzazione. In sostanza, un’emorragia di posti di lavoro nella sanità pubblica che – sommata ai numeri delle sospensioni già ratificate nei confronti di infermieri e tecnici sanitari non vaccinati contro il Covid nonostante l’obbligo imposto dalla legge (in provincia di Pistoia risultano una ventina), il personale in maternità non sostituito e il turn-over non coperto – rischia davvero di determinare una riduzione di servizi nell’assistenza sanitaria.
A oggi, delle 136 assunzioni invocate dall’Asl Toscana Centro, la Regione ne ha autorizzate appena una cinquantina. Ma di queste, solo 19 persone sono già in servizio. Un numero nemmeno lontanamente sufficiente per tamponare la carenza di personale infermieristico e tecnico e di operatori socio sanitari.
Come già annunciato ieri, Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato lo stato di agitazione a livello regionale per tutto il personale sanitario, determinato dalla «preoccupazione per la carenza di stanziamenti sufficienti a sostenere la crescita dei costi della pandemia e il recupero di efficacia ed efficienza del servizio sanitario».
A mancare, infatti, oltre al personale, sono anche le risorse da destinare a tutti quei servizi di assistenza sanitaria passati in secondo piano durante quest’ultimo anno e mezzo di Covid. Come registrano i sindacati, in provincia di Pistoia, attualmente sono stati attivati 36 posti letto Covid al San Jacopo, più altri 16 nel territorio. E sono stati aperti reparti per le cure intermedie Covid (come all’ex ospedale del Ceppo), per un totale di 64 posti letto. Sono poi state attivate le Usca (unità speciali di continuità assistenziale per le cure a domicilio dei pazienti positivi), e ancora ambulatori per i tamponi molecolari e rapidi, dove, oltre a medici e infermieri, lavorano molti tecnici. Servizi attivati in emergenza, com’era giusto che fosse, ma che – a ribadirlo sono ancora i sindacati – hanno determinato un dirottamento di tutte le altre risorse della sanità proprio su queste attività, lasciando indietro tutto il resto.
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