Sicurezza
Blocco assunzioni: infermieri in agitazione
La decisione di Cgil, Cisl e Uil dopo lo stop ai nuovi ingressi di personale nonostante le sospensioni dei non vaccinati
Valentina Vettori
Pistoia. In provincia di Pistoia sono una ventina i sanitari (tra infermieri e tecnici) sospesi, a seguito della seconda tranche di verifiche da parte dell’Asl Toscana Centro sul personale non vaccinato contro il covid. Una carenza che si aggiunge ai circa 50 sanitari che, rispetto ai numeri del 31 dicembre 2019, già mancavano all’appello per garantire l’assistenza ai pazienti ricoverati in ospedali, Rsa e presidi sanitari del territorio. Ora, però, le sigle regionali della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil proclamano lo stato di agitazione per tutto il personale sanitario a livello regionale.
Per il territorio pistoiese mancherebbero all’appello i 20 sanitari sospesi in seguito agli accertamenti dei rispettivi ordini professionali, dopo la mancata vaccinazione. I numeri sono ballerini, è bene chiarirlo, perché nemmeno i sindacati sono stati informati in via ufficiale dall’Asl Toscana Centro. Ma da quanto emerge dalle verifiche all’interno dei reparti, l’incidenza maggiore si registra al Piot di San Marcello dove gli infermieri sospesi sono tre (su 15) in medicina, a cui se ne aggiungono due (su 11) che prestano servizio primo soccorso. A Pescia, invece, il personale infermieristico sospeso all’ospedale Cosma e Damiano conta una persona in cardiologia, una nel reparto dialisi, e ancora un ferrista al blocco operatorio e un dietista. Assenza, quest’ultima, che determinerà la sospensione del servizio, se il professionista (rimasto l’unico in servizio) non dovesse essere sostituito. Al San Jacopo, oltre agli infermieri sospesi nella prima tranche, si aggiunge un tecnico di laboratorio.
Come se non bastasse, nel territorio dell’Asl Toscana centro (Pistoia, Prato, Empoli e Firenze) il 30 settembre arriveranno a scadenza i contratti di circa 90 tra infermieri e Oss a tempo determinato e interinali. Ma a fronte dell’enorme voragine nell’assistenza sanitaria che potrebbe venire a crearsi entro poche settimane, a oggi delle 136 assunzioni annunciate dall’azienda sanitaria, la regione ne ha autorizzate una cinquantina, e di queste solo 19 persone sono già in servizio. Da qui la decisione di Cgil, Cisl e Uil di proclamare lo stato di agitazione, denunciando - come si legge in una nota diffusa ieri - «l’enorme preoccupazione per la carenza di adeguati stanziamenti del livello centrale al Fondo sanitario regionale, sufficienti a sostenere la crescita dei costi della pandemia e il recupero di efficacia ed efficienza del nostro servizio sanitario, colpito da un decennio di tagli lineari». E ancora «in presenza - scrivono i sindacati - di un comportamento inaccettabile delle aziende del Sistema sanitario regionale e della stessa Regione che continuano a rinviare risposte in ordine alla necessità di regolamentare la mobilità interaziendale dei lavoratori del settore».
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