Il Tirreno

Pistoia

le società chiedono aiuto 

“Marini”, La Fenice contro il Comune

Elisa Pacini

La presidente: un errore non prevedere il volley in palestra Bottegone Basket: il nostro impianto preda dei vandali 

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Elisa Pacini

pistoia. «Non aver mantenuto il campo di pallavolo alla “Marini” è un errore». A dirlo, il giorno dopo la riapertura della storica palestra cittadina, rinnovata dall’amministrazione comunale, è Luciana Faralli. La presidente de La Fenice Volley, unica società pistoiese della rete a fare un campionato nazionale (la B2), prende posizione a poche ore dalla festa per la riconsegna della “Marini” alla città che in verità è durata pochissimo. Giusto il tempo per vedere in rete le prime foto della cerimonia ufficiale, ricche di autorità, col sindaco Tomasi in testa, ma senza nessuna traccia della rete e delle linee del campo di pallavolo.

Che hanno convissuto da sempre (come in ogni altra palestra scolastica) nel campo della struttura di piazza San Francesco.

Una palestra «che è sempre stata più dedicata al basket – spiega l’assessore alla promozione sportiva, Alessandro Sabella – ma che fa parte di un comprensorio di palestre, in cui a pochi passi ci sono “Bizzarri” e la “Masotti” da sempre dedicate al volley. Come ufficio sport si predilige di dare ogni palestra ad una disciplina per velocizzare l’organizzazione, altrimenti rallentata dal montaggio e smontaggio degli attrezzi per vari sport. Gli spazi per la pallavolo in quel comprensorio ci sono e se, in futuro, le società di volley crescessero da sette a dieci, modificheremo anche la “Marini” visto che i buchi per la rete ci sono».

«Le gare e le squadre sono tante, le palestre sono poche visto che la “Masotti” è ancora chiusa – dice con una disamina opposta la presidente Faralli – non costava niente fare alla “Marini” il campo di pallavolo e non proibiva la volontà del Comune di dedicarla al basket. Ma intanto poteva essere usata per un’emergenza».

Emergenza che in quanto a spazi per lo sport, a Pistoia è la normalità. In questi giorni ad esempio i bambini del minibasket del Sant’Angelo Bottegone sono costretti ad allenarsi sul sagrato della chiesa del presidente don Baronti perché la vicina palestra “King” è tuttora chiusa per lavori. «Dai dai siamo arrivati ad allenarci sotto le finestre della canonica», scherza ma non troppo Alessio Caramelli del Bottegone Junior. Il suo in verità è un vero e proprio grido di dolore: «La palestra da tre anni sembra abbandonata a sé stessa».

«Lo scorso settembre ci siamo allenati a Bonelle – spiega Caramelli – quest’anno se non piove continueremo ad allenarci nel piazzale della chiesa di Sant’Angelo nonostante la promessa del rientro in palestra il 6 settembre». Oltre ai disagi che ricadono sul centinaio di famiglie dei bambini del minibasket, i più colpiti dalle sospensioni in tempo di pandemia, c’è la rabbia di chi una palestra- a differenza di altri- ce l’avrebbe. «Siamo una frazione molto popolosa- continua Caramelli- dal 2004 abbiamo una struttura qui a Bottegone e dispiace vederla così».

La società ha più volte denunciato danni, vandalismi e incuria di uno spazio che è diventato terra di nessuno. Dove, dice Caramelli «chi ha diritto a entrare per le assegnazioni fatte non può entrare, mentre basta tirare spaccare un vetro ed entrano tutti». Idem per i campini esterni: ufficialmente non a norma, ma di fatto usati entrando dai buchi nella rete.

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