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Pistoia

la ricorrenza 

Pistoia celebra S. Bartolomeo tra unzioni fai-da-te e “pippi”

Massimo Donati
Tanti pistoiesi hanno festeggiato in città San Bartolomeo (foto Nucci)
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Tanti pistoiesi hanno festeggiato in città San Bartolomeo (foto Nucci)

Nonostante i drastici cambiamenti imposti dalle norme anti-Covid quella in onore del patrono dei bambini continua ad essere la festa più amata

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PISTOIA. Nonostante i drastici cambiamenti imposti dalle norme anti-Covid, continua ad essere la festa più amata dai pistoiesi. E anche ieri, giorno di San Bartolomeo, protettore dei bambini, i pistoiesi, grandi e piccini, lo hanno dimostrato partecipando numerosi alle varie cerimonie religiose organizzate necessariamente all’esterno, nel giardino della chiesa intitolata al santo.

La tradizionale unzione, anche quest’anno, non è avvenuta per mano del sacerdote, ma è stata auto-impartita grazie ai kit fai-da-te: in una busta, un batuffolo di cotone imbevuto di olio benedetto.

E poi tanti genitori e figli ad aggirarsi fra le bancarelle cariche di giochi e di dolciumi, soprattutto delle classiche corone di “pippi”, i tradizionali biscotti che accompagnano la festa. Grandi e piccini per nulla scoraggiati dal fatto che l’accesso alle bancarelle era consentito solo con green pass o tampone negativo (esentati gli under 12).

Ieri le celebrazioni hanno avuto inizio con la messa celebrata all’aperto dal vescovo di Pistoia Fausto Tardelli, per poi proseguire, mattina e pomeriggio, con le benedizioni dell’olio.

Una festa che affonda le sue radici indietro nei secoli. Il rito risale all’arrivo dei canonici lateranensi dell’Ordine di Sant’Agostino, che sostituirono i monaci benedettini nel complesso di San Bartolomeo nel 1433.

Fu però nel 1473 che la festa acquisì una dimensione più ricca e solenne, quando il cardinale Niccolò Forteguerri, con l’istituzione della Pia Casa di Sapienza, fece dono delle sue proprietà al comune di Pistoia, finanziando anche i festeggiamenti in favore di San Bartolomeo, che a Pistoia tradizionalmente sono sinonimo di festa dei bambini.

Infatti, in passato, le mamme pistoiesi usavano chiamare i loro bambini “sbucciati” (per via delle ginocchia spesso scorticate nelle cadute), oppure sambartolomei, sambartolomeini. Appellativo che deriva dalla triste sorte accorsa a quel Natanaele (in aramaico Bar Talmaj, da cui Bartolomeo) di Cana di Galilea che, dopo aver incontrato Gesù, visse ed operò in Mesopotamia ed Asia Minore, per poi essere condannato a morte per scorticamento, in Armenia.

La festa in onore del Santo, e il suo collegamento coi bambini, risale al 1433, allorché nel complesso di San Bartolomeo i Canonici Lateranensi sostituirono i monaci benedettini, diffondendo una tradizione di origine umbra subito accolta dai pistoiesi.

M.D.

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