Sicurezza
Quella lunga storia d’amore nata dalle ceneri della guerra
Marcello Lucotti e Alda Doni si apprestano a festeggiare i 74 anni di matrimonio Nel libro scritto dal 99enne artigiano i ricordi di una vita di sogni e di speranze
di Elisa Pacini
aglianA. La storia d’amore con Alda è stata probabilmente la vera vendetta che Marcello si è preso sulla guerra. Quella “Grande”, di guerre, che da neonato gli ha portato via il babbo, per le conseguenze delle ferite riportate sui fronti del Piave e dell’Isonzo, e la seconda, in cui lui, giovanotto, è scampato alle rappresaglie tedesche più di una volta. Una guerra che gli ha sconvolto la giovinezza, incrinato i sogni e gli ideali politici, e costretto ancora una volta a ricominciare da zero. Eppure alla guerra, che in quel settembre 1947 era da poco passata lasciando nell’aria miseria e stenti, Marcello Lucotti rispose con un inno all’amore, sposando la sua Alda Doni, con cui, il prossimo 27 settembre, festeggerà 74 anni di matrimonio.
«Un amore nato fra le difficoltà oggettive di una realtà fatta di desiderio di vita contrapposta alla possibilità incombente di morte» lo descrive Marcello Lucotti nel suo libro “Briciole di memoria-una vita tra guerre e speranze”, in cui, a più di novant’anni, ha deciso di raccontare la sua vita, che un romanzo lo è davvero.
Nozze di ferro le chiamano dopo 70 anni, quasi di platino, ma i metalli, in verità, il Lucotti, pioniere dell’idraulica moderna nella Piana e per anni titolare di una notissima ditta di Agliana, li ha soprattutto maneggiati, montati e smontati in una vita votata al lavoro. Per questo, le nozze di Marcello, 99 anni compiuti l’8 agosto, e Alda, 98 il prossimo dicembre, sono semmai impastate con affetto, sostegno quotidiano e aiuto reciproco.
Oggi – con una grande famiglia intorno, fatta dai tre figli Pierangela, Dino e Maria Rosa e uno stuolo di nipoti e bisnipoti – come allora. Quando nel primo magazzino di Galciana, affittato per trasformarlo in ditta nel dopoguerra, Marcello e Alda dormivano su un materasso, in terra. Si conobbero nel periodo di passaggio del fronte di liberazione dalle parti della casa nativa di Alda, a Tomerello, vicino Campi Bisenzio, dove viveva la sua famiglia contadina. «Una famiglia numerosa e unita per cui provai subito ammirazione e invidia insieme» scrive Marcello, l’idraulico diventato imprenditore e scopertosi scrittore. Che a 28 giorni dalla sua nascita, l’8 agosto 1922, perse il padre di morte improvvisa, riconosciuta come conseguenza degli anni in trincea nel “Genio pontieri”.
Ragion per cui Marcello rimase iscritto nelle liste degli orfani di guerra per vent’anni. Piccolissimo seguì l’adorata mamma Gemma in alloggi di fortuna, perché lei doveva lavorare, spesso a servizio in quella Agliana che ancora si riconosceva soprattutto con i nomi dei quartieri, contraddistinti tutti da una chiesa e dalle ville dei signori dell’epoca. I Baldi alla Ferruccia, grandi proprietari terrieri e della villa sull’Ombrone, che oggi casca a pezzi, dove lavorava come cuoco l’amato nonno paterno Fernando, anche lui scomparso quando Marcello era bambino.
Una donna tuttofare, Gemma Innocenti, perpetua di don Belluzzi, a San Niccolò, mani d’oro per le iniezioni ai malati di tisi e per intrecciare cappelli quando i commercianti iniziarono a portare il lavoro a casa alle donne. Senza sapere, Gemma e le altre ragazze degli anni Trenta che intrecciavano la paglia, di essere le pioniere di quell’esercito con la taglia e cuci in cucina che avrebbe spinto a mille dopo la guerra quella costola pistoiese del distretto tessile pratese.
Anche Marcello iniziò presto a lavorare, prima apprendista falegname, poi, alla fine delle elementari, già lavoro vero, dai parenti pistoiesi che avevano una delle due ditte termoidrauliche di Pistoia, la “Pasquinelli” di via Abbi Pazienza. «Mi ritengo un pioniere di questa attività» scrive Marcello: una professione coltivata poi nella famosa ditta Bini di Prato e poi con l’attività in proprio, prima a Galciana e poi ad Agliana. Attività in cui la sua Alda è stata un perno, come nella vita familiare.
«Nella miseria materiale e morale di quel momento storico ci sposammo – continua– confidando nell’unica certezza che possedevamo: la speranza di un futuro migliore». Che è arrivato anche grazie ai quintali di materiali scaricati, alle bombole del gas portate allora nelle case «anche da Alda col pancione».
«Il primo bagno di casa l’ho avuto oltrepassati i 40 anni – scrive Marcello– eppure era una vita che costruivo bagni. A distanza di anni, la gente mi incontra e mi riferisce che usa tuttora quei bagni, col solito impianto, funzionante».
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