Attenzione
Le grida e il cane che abbaiava. «E poi abbiamo capito»
Sotto choc per la tragedia la comunità di L’Aiale: «Ancora non ce ne rendiamo conto è una cosa più grande di noi»
Carlo Bardini
San Marcello Piteglio. L’Aiale è una borgata di poco meno di trenta famiglie. Che diventano un po’ di più durante l’estate. Lì si conoscono tutti, le sere si passano al fresco, a chiacchierare insieme. In tranquillità. Ma da sabato sera qualcosa è cambiato. Tutti parlano poco, e se lo fanno è per ricordare la tragicità di quei momenti. Le grida, l’allarme, i soccorsi, e quel bambino di appena dieci anni a terra, attorniato dai soccorritori. Uno choc troppo grande, anche a distanza di due giorni. Insomma, a L’Aiale, anche ieri pomeriggio, si respirava ovunque l’aria della tragedia per la morte del piccolo Tommaso, e lungo le strette stradine che portano alle varie abitazioni immerse nel verde c’era solo silenzio. Come se in questi momenti ogni parola potesse avere un sapore sbagliato più senso.
«Eravamo seduti qui fuori come sempre – racconta con ancora il dolore nel cuore un’abitante della piccola borgata – poi, all’improvviso, abbiamo sentito le grida: “aiutalo!”. E il cane abbaiava insistentemente. Tanto che abbiamo pensato che fosse successo qualcosa a quella bestiolina. Poi ci siamo resi conto che si trattava di ben altro».
«In un primo momento – aggiunge – per aiutare il bambino è intervenuta anche una cardiologa, che è qui in villeggiatura. Oltre ai soccorsi della Croce Rossa e dell’automedica è intervenuto anche l’elisoccorso, che non potendo atterrare nel giardino ha fatto scendere i sanitari ed è andato poi ad aspettare nella vicina area, quella che si chiama Campo della Cesta».
Da lì, dopo le lunghe manovre di rianimazione che non sono però riuscite a far ripartire autonomamente il battito del piccolo cuore di Tommaso, l’elicottero si è rialzato in volo, in una corsa della speranza verso l’ospedale fiorentino di Careggi.
«Una vera tragedia – continua a spiegare il residente – e per la nostra borgata è davvero una cosa grossa, più grande di noi. Qui è sceso un silenzio tombale e non ce ne rendiamo ancora conto. Se affrontiamo una conversazione – aggiunge – è solo per parlare di questo fatto, perché ci sembra impossibile che sia accaduto davvero».
Una notizia troppo tragica perché potesse fermarsi tra i confini di L’Aiale.
«Stiamo ricevendo anche messaggi da amici e conoscenti che abitano lontano da qui, perché nessuno vuole credere alla morte di un bambino così piccolo» conclude il residente della piccola borgata .
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