La protesta
Addio di Bernardi alla “scuola dei record”: «Ma prima bisogna lasciare tutto pronto»
A Pistoia da 36 anni, negli ultimi nove ha guidato una “corazzata” da 1.350 studenti come l’istituto “Fedi-Fermi”
PISTOIA. Non si sente in pensione anche perché, di fatto, non lo è, nonostante l'incarico di presidente di commissione agli esami di maturità al Liceo classico “Forteguerri” sia stato l'ultimo della sua carriera da (stimato) preside. Paolo Bernardi saluterà il mondo della scuola pistoiese, dove è entrato 36 anni fa come insegnante di elettronica, il 31 agosto.
«C’è da fare tutti gli adempimenti amministrativi per avviare il nuovo anno» ci dice, emozionato e sorpreso dalla richiesta di un’intervista di saluto e bilancio, lui che pur guidando una cittadella da 1.350 studenti come l’Istituto tecnico tecnologico “Fedi- Fermi” è abituato a stare un passo dietro ai riflettori. Che pur si alzano spesso sulla sua scuola, tra progetti innovativi e tassi di ricaduta occupazionale “quasi totale” per i diplomati. «Gli studenti sono stati la centralità del mio lavoro» ha detto al presidente della Provincia, Luca Marmo, che lo ha salutato nella sede dell’ente, in Piazza San Leone.
«Cosa farò a settembre? Non ci ho pensato – ci dice – perché non mi sento in pensione. Stiamo studiando il “piano scuola” per la riapertura e il daffare non manca». C’è da credergli perché alle criticità congenite dell’inizio dell’anno scolastico, si sommano tutti i punti interrogativi della “seconda” prima campanella al tempo del Covid. «Il futuro della scuola sarà in presenza ma la Dad ha fatto crescere le competenze nelle nuove tecnologie sia per gli studenti che per i professori», ci dice quando gli chiediamo una prospettiva, a lungo raggio, sulla scuola scossa nell’ultimo anno e mezzo dal ciclone della didattica a distanza. Una tempesta perfetta quanto obbligata per l’Italia, ombelico della pandemia da Covid 19, e per la scuola spesso fin troppo ancorata a schemi del passato.
Anche se in questo contesto di evoluzione lenta, il “Fedi - Fermi” ha sempre svolto il ruolo d’eccezione. Forse per la sua naturale vocazione alle nuove tecnologie, intrisa già nello sguardo al progresso meccanico e informatico del “vecchio” istituto tecnico di via Panconi, intitolato al più famoso partigiano pistoiese. Una corsa verso il futuro che è decisamente accelerata negli ultimi anni, con tante novità formative che hanno reso meno dolorosa possibile la fusione con l’ex istituto per geometri. Un mondo a parte fino al 2012, nonostante i due mega plessi di “stravagante” architettura novecentesca che svettano nella cosiddetta “Pistoia Nuova” fossero e siano separati da poche decine di metri. Dar forma a questa fusione a freddo era l'obiettivo dell'incarico di Bernardi, laurea in ingegneria elettronica in tasca, che all’Itis Fedi nel 1985 aveva iniziato a lavorare come insegnante proprio di elettronica per poi trasferirsi all’Istituto professionale “Pacinotti”.
In nove anni da dirigente ha sperimentato sulla sua pelle le riforme più importanti degli ultimi anni: l’autonomia scolastica, l'assemblaggio delle scuole come fossero pezzi delle costruzioni e poi la rivoluzione della dad. Ma scucirgli una parola fuori posto, una critica alle direttive comandate o alle difficoltà crescenti di confrontarsi con gli adolescenti, è impossibile. «In questi anni ci sono stati importanti cambiamenti – ci dice questo generale fedele sul fronte scuola – l’autonomia scolastica ha cambiato il lavoro del dirigente, in cui l’aspetto amministrativo è diventato prevalente su quello didattico. Da insegnante a preside cambia soprattutto il rapporto con gli studenti. Anche se diverso, rimane ricco e bello come quello di supporto agli insegnanti e alle famiglie». Lascia un “Fedi - Fermi” da record per numeri e offerta formativa, eppure qualche rammarico c’è. «Questi nove anni da preside sono stati all’insegna dell’impegno e del lavoro di squadra – dice – abbiamo 1.350 iscritti, in crescita costante, con una ricaduta occupazionale praticamente totale vista la richiesta impressionante di nostri studenti da parte delle imprese. Anche se un 30- 35% di ragazzi sceglie comunque l’università. L’unico rammarico è l’essere una scuola ancora poco scelta dalle ragazze. Nonostante le tante iniziative, rimangono il 10% del totale ed è un peccato perché tutti i dati dicono che le donne hanno carriere tecniche migliori degli uomini».
«Riguardo all’offerta – sottolinea – il nuovo indirizzo di biotecnologia ambientale voluto direttamente dai docenti dell’istituto e dalla Provincia, insieme al percorso “ambiente e territorio” (ex geometri), crea un importante polo formativo ambientale. Poi c’è la parte meccanica e meccatronica sempre più moderna. La scuola è cresciuta grazie a strumentazioni all’avanguardia ma soprattutto a un personale sempre entusiasta di ogni progetto». Promuove anche la dad? «Ha fatto germogliare le energie migliori – chiude – ci siamo inventati nuove modalità didattiche che almeno al “Fedi- Fermi” hanno consentito dal primo giorno, dal 5 marzo 2020, di far scuola in dad. È stato un lavoro enorme ma la scuola ha saputo dare una risposta costante e personalizzante per ciascuno: abbiamo dovuto confrontarci con la malattia, le quarantene, i bisogni educativi speciali, i laboratori in presenza. E c’è sempre stata una grande velocità nella risposta per mettere in pratica il lunedì decreti usciti la domenica. Certo, a lungo andare qualche effetto negativo è venuto fuori, ha causato la perdita di contatto con alcuni studenti e nell’ultimo anno il numero dei ritiri è stato più alto. L’impiego della dad non è sufficiente se non ci sono risposte didattiche a supporto di questa modalità. Ma, nel giusto equilibrio, l’uso delle nuove tecnologie ha un valore aggiunto».
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