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Da Santomato l’appello del ministro Orlando «Basta morti sul lavoro»

Elisa Pacini
Da Santomato l’appello del ministro Orlando «Basta morti sul lavoro»

Dai controlli sulla sicurezza nelle aziende, al ruolo che deve tornare ad avere lo Stato per guidare le trasformazioni contro le disuguaglianze sociali

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Elisa Pacini

PISTOIA. «Il mondo cambia, ma la questione sociale dev’essere la nostra bussola». È in primis per il suo Pd, di cui ha chiuso la festa regionale a Santomato, l’appello del ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Lavoro che ha legato col filo rosso gran parte dei dibattiti dei quasi venti giorni di festa. Rosso di rabbia per i lavoratori della Gkn che, come cartolina per le vacanze, hanno ricevuto il licenziamento via mail. Rosso di sangue per la piaga delle morti sul lavoro. Come la pistoiese Luana D’Orazio, nel maggio scorso. «In passato si è tagliato troppo sui controlli – dice Orlando – Arriveranno duemila assunzioni di ispettori del lavoro, ottocento entro fine anno. Ma è l’ora che si possa risalire al curriculum dell’impresa. I sindacati l’hanno chiamata patente a punti, io la chiamo certificazione di sostenibilità sociale. Chi non rispetta le leggi sul lavoro, non può prendere soldi o partecipare a bandi pubblici, e il consumatore deve sapere come è stato prodotto quello che compra».

Lavoro e politica per Orlando sono strettamente legati. Lo dice non solo da ministro che sta lavorando anche all’estensione degli ammortizzatori sociali per interinali e piccole imprese («se la norma passa, daremo risposte ad una generazione»), ma anche da militante del Pd. E forse prossimo candidato alla segreteria: «Sarà lei a sfidare Bonaccini al prossimo congresso?» viene incalzato. «Il partito ha il suo segretario» si rifugia in calcio d’angolo Orlando, tifoso viola nato a La Spezia, da cui viene il nuovo allenatore della Fiorentina. «Italiano è bravo – dice Orlando – ma con La Spezia è finita male, sono arrabbiati e forse hanno un po’ ragione».

Una concessione finale leggera dopo un’ora di dibattito duro e puro, con Orlando deciso a spingere per la riconquista di un ruolo di guida dello Stato nelle trasformazioni e transizioni del nostro tempo. Le disuguaglianze, dice, non sono riesplose solo per la crisi post pandemica ma anche per la deriva di una globalizzazione economica «con rischi incredibili pagati dai più deboli se non è guidata dallo Stato. Per questo anche la coperta del Recovery fund deve essere tirata nel verso giusto».

Sembrano parole da vecchia festa dell’unità, da Novecento. In effetti, davanti a lui Orlando ha “ragazzi e ragazze” quasi tutti del secolo scorso, come direbbe Rossana Rossanda. Qualcuno maligna che il “culturale” – Benigni docet – si è ripopolato alle feste dem perché il “ricreativo” (vedi le balere) è azzoppato dalle regole anti contagio che hanno salvato solo le mitiche grigliate. Ma comunque la festa toscana del Pd in terra nemica, da riconquistare alle elezioni 2022, snocciola grandi numeri: cinquecento avventori a sera, un centinaio di volontari.

«Il reddito di cittadinanza? – continua Orlando – Avremmo dovuto farlo noi, e l’avremmo fatto meglio. Ma toglierlo ora è pazzesco. Il 52 per cento di chi lo percepisce sono donne e l’8 non ha la quinta elementare, un terzo è senza licenza media: prima di riabilitarli a nuovi lavori, uno stato queste persone prima di tutto le riporta a scuola».

«Il successo di Movimento 5 Stelle e in parte della Lega – continua – è stato un effetto della nostra distrazione. Vent’anni fa chi era andato a Genova a mettere in guardia dai rischi della globalizzazione non ha trovato la sinistra. Va ricucito quello strappo. Il problema del Pd non è se qualcuno era comunista o democristiano, è capire da che parte stare sulla questione sociale: dalla parte di chi ha vinto o di chi è più debole? Chi ha vinto non ha bisogno di noi».

Poi, il green pass per il lavoro: «espanderlo ragionevolmente, perché, pur con tante contraddizioni, è l’unico strumento per evitare chiusure».

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