Lutto
Green pass, no dei ristoratori e baristi «Troppo onerosi i controlli affidati a noi»
Alla vigilia dell’entrata in vigore delle restrizioni gli addetti ai lavori ritengono inapplicabili le procedure previste
Luca Signorini
Pistoia. Il green pass è un affare serio. Per i clienti che hanno l’obbligo di presentarlo, se vogliono cenare al chiuso, e per i ristoratori, ai quali il governo ha affidato la responsabilità di controllare se i commensali ne sono in possesso. Il mondo dei locali è in agitazione: in provincia di Pistoia, il settore conta almeno 500 esercizi commerciali - circa 120 nel capoluogo, 180 nella Piana e 150 in Valdinievole - e oltre un migliaio di addetti, stima al ribasso. Da domani - giorno dell’entrata in vigore della certificazione anti Covid-19, richiesta per accedere a una serie di servizi aperti al pubblico - i titolari delle attività e i loro dipendenti dovranno scaricare sullo smartphone l’applicazione “VerificaC19”, inquadrare il Qr Code stampato sulla certificazione, verificare che non sia un falso e anche che le informazioni corrispondano a quelle indicate sulla carta d’identità, che dunque dovrà essere esibita.
«Emergono le criticità di applicazione della disposizione del governo – spiega Confesercenti Pistoia – È indispensabile alleggerire le modalità di controllo con soluzioni applicabili. Gli imprenditori sottolineano le difficoltà per la messa in pratica: i gestori non possono assumere la veste di agenti di pubblica sicurezza. Su questo Confesercenti Pistoia è chiara, non è un ruolo che spetta alle imprese. Concetto tra l’altro condiviso anche dai clienti. Così come non si può obbligare il dipendente a essere addetto ai controlli».
L’associazione di categoria fa anche l’esempio degli esercizi “promiscui”, che oltre a ristorante o bar svolgono l’attività di tabacchi.
«È impensabile che l’esercente possa controllare ogni tipologia di soggetto all’interno dell’esercizio e che, magari, usufruisce delle strutture non per finalità di somministrazione», sottolinea. E poi evidenzia quanto sia «opportuno e doveroso prevedere in avvio una fase sperimentale senza multe».
Anche perché le sanzioni per omesso controllo sono salate: da 400 a 1.000 euro a carico sia dell’esercente che del cliente; e in caso di recidiva (tre violazioni in tre giorni diversi) scatta la chiusura da uno a dieci giorni.
«Siamo in attesa della normativa di dettaglio, è un tema ancora aperto, come quelli che riguardano la scuola e i trasporti – dice Marco Leporatti, di Confcommercio – Dovrà essere fatta chiarezza anche in riferimento ai lavoratori, che a quanto risulta non hanno l’obbligatorietà del green pass, a differenza dei clienti. Anche perché il datore di lavoro, secondo il contratto del commercio, non è tenuto a sapere se il dipendente è vaccinato o meno. Baristi e camerieri dovranno quindi seguire i normali protocolli di sicurezza in vigore ormai da oltre un anno, su tutti l’obbligo della mascherina e della sanificazione».
La certificazione verde non serve solo per cenare nei ristoranti al chiuso. Da domani, verrà richiesta per assistere a spettacoli, manifestazioni ed eventi sportivi, per entrare in musei, biblioteche, piscine, palestre e centri benessere, e ancora centri termali e parchi di divertimento, sale gioco e sale scommesse. Inoltre, servirà per partecipare a fiere, congressi e concorsi pubblici.
«Il problema per noi sarà l’applicazione del green pass – ribadisce Leonardo Bolognini, titolare del bar Milleluci di Casalguidi e responsabile provinciale Fiepet Confesercenti – In pratica, dovremo essere controllori di noi stessi. E andare a chiedere la carta d’identità ai clienti. Un ulteriore impegno gravoso, che se violato comporta delle sanzioni».
C’è anche chi lo ha già richiesto il documento, «per provare la procedura», dice Checco Bugiani, storico ristoratore di Pistoia. «Però io non chiedo di vedere la carta d’identità, non me la sento», sottolinea. —
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