La manifestazione
Ex ispettore della municipale condannato per danno erariale
PISTOIA. Per quei reati, nel 2016, davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale aveva patteggiato due anni di reclusione con la sospensione condizionale della pena. Adesso, dopo la giustizia penale, è la volta di quella contabile. Con una sentenza depositata giovedì scorso, la Corte dei conti della Toscana ha condannato per danno erariale l’ex ispettore della polizia municipale Giuseppe Di Marco. Che dovrà risarcire al Comune di Pistoia 17.155 euro, fra danni patrimoniali da disservizio e danno d’immagine.
I reati a suo tempo contestati penalmente erano quelli di falsità materiale, truffa e, soprattutto, corruzione. Quest’ultimo contestato in relazione alle modalità con cui l’ispettore – in qualità di responsabile dell’organizzazione dei servizi centralizzati e di supporto logistico della polizia municipale di Pistoia – nel periodo settembre 2007- 2012 aveva proceduto all’acquisto delle divise per gli appartenenti al corpo. In pratica, per tali acquisti si era rivolto esclusivamente a un esercizio commerciale di Firenze, al quale « venivano sistematicamente aggiudicate le forniture di vestiario e di altri accessori per le esigenze della polizia municipale». In un’occasione anche frazionando artificiosamente un progetto di acquisto di complessivi 39.463 euro in due lotti da 19.966, in modo da contenerli entro il limite di 20mila euro ciascuno, all’epoca previsto dalla legge per procedere con l’ affidamento diretto invece che con una gara. Gara che, in un’altra occasione, sarebbe stata effettuata solo fittiziamente. Sempre, comunque, secondo le accuse, non valutando gli elementi tecnici dell’offerta tecnicamente più vantaggiosa e orientando la scelta sui prodotti commercializzati dallo stesso negozio di Firenze.
Il tutto, sempre secondo le accuse, ricevendo in cambio utilità personali del valore di almeno 2.449 euro, per compensare le quali, in sede di patteggiamento, l’ex ispettore aveva proceduto a versare preventivamente 3mila euro a favore del fondo unico delle spese di giustizia. Per tale motivo, per evitare una duplicazione sanzionatoria, la Corte dei conti lo ha assolto dall’accusa di danno da tangente.
Condannandolo invece a pagare 10mila euro per il danno relativo al tempo passato, anziché lavorare, a organizzare gli illeciti contestati, 6mila per il danno d’immagine e e 1.155 per il danno da disservizio. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google