Il dolore
Tra spid e mail, cresce il divario digitale «Mi manca il cedolino della pensione»
L’informatizzazione della pubblica amministrazione lascia indietro i più poveri e gli anziani: che chiedono aiuto allo Spi Cgil
Valentina Vettori
Pistoia. L'identità digitale (Spid) per accedere ai propri dati sensibili, i servizi postali e le attività bancarie, il portale regionale per la prenotazione di vaccini anti covid. Ma anche i nuovi sistemi per la prenotazione di visite mediche o l'accesso ai servizi della pubblica amministrazione, il portale Inps per scaricare il cedolino della pensione. La tanto auspicata e desiderata digitalizzazione della pubblica amministrazione porta con sè l’altra faccia della medaglia, una faccia ostile per la fascia più anziana della popolazione e per chi non dispone di strumenti informatici adeguati.
Se il futuro è digitale, il presente già si scontra con un processo di sviluppo tecnologico che taglia fuori milioni di persone. In particolare, anziani ma anche famiglie meno abbienti che non hanno dimestichezza con gli strumenti digitali o addirittura non se li possono permettere.
Così, la digitalizzazione dei servizi diventa un sistema a doppia velocità che da una parte offre grandi vantaggi a chi abbia le competenze per sfruttarla, e dall'altra lascia ai margini chi queste potenzialità non può sfruttarle.
A lanciare l'allarme - ancora una volta dopo le prese di posizione contro il portale regionale del prenota vaccino solo in forma digitale e, ultimo in ordine di tempo, la domanda per il "bonus acqua" al Comune di Pistoia via web - è Andrea Brachi, segretario del sindacato pensionati Cgil. «Il Covid – spiega Brachi – ha messo a nudo diseguaglianze che già esistevano, ma le ha esaltate. Tra queste c’è il divario digitale che ha trasformato la tecnologia in una nuova fonte di diseguaglianza». Secondo il segretario Spi, in Italia sono circa dieci milioni gli anziani tagliati fuori dalla digitalizzazione e, di conseguenza, dai servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni. «Una questione che purtroppo - prosegue - sembra che non sia un problema». Per fare qualche esempio, lo Spid (ovvero il nuovo sistema di identità digitale obbligatorio per il cittadino che vuole interfacciarsi con la pubblica amministrazione) è diventato indispensabile per usufruire di molti servizi e non rimanere isolati.
«Non solo - ricorda Brachi -, perché da tempo l’Inps non invia più i documenti cartacei ai suoi 16 milioni di utenti, e non invia più neanche il cedolino della pensione. Così le persone sono costrette a richiederlo attraverso sistemi informatici. Il problema è che solo il 25 per cento di loro li sa utilizzare».
Ma oltre al danno, c'è anche la beffa. A peggiorare la situazione «c'è il fatto che, come patronato dei pensionati, non possiamo aiutare i nostri iscritti, per questioni legate alla loro privacy. In questo modo, però, si nega loro il diritto all’aiuto. Insomma, il lavoro di supporto all’espletamento delle pratiche, che come sindacato potremmo fare, ci è impedito».
«Nessuno - conclude Brachi - mette in dubbio che la digitalizzazioni delle pratiche della pubblica amministrazione sia un processo non indispensabile. Ma sempre nel rispetto dei più deboli, di chi non è fornito di computer, cellulari, indirizzo email, Spid». Insomma, la transizione tecnologica non può essere arrestata. In parallelo, però, devono rimanere aperti tutti gli altri “canali”, come uffici preposti, operatori formati e sportelli aperti al pubblico.
«Nel frattempo - lancia la sua proposta Brachi - anche i Comuni potrebbero lanciare una campagna di alfabetizzazione digitale per aiutare chi non sa ancora usare questi mezzi tecnologici. Perché se non aiutiamo queste persone, la tecnologia diviene una nuova fonte di diseguaglianza. E noi non possiamo permetterci di aggiungerne altre alle troppe che già esistono». —
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