Gioco
In piazza San Francesco la festa tricolore tra fumogeni, petardi e fuochi d’artificio
In centinaia si sono ritrovati pochi minuti dopo il rigore decisivo Urla, balli, abbracci e caroselli indiavolati per tuffarsi nella vittoria
Il racconto
Fabio Calamati
A Wembley dieci minuti fa Gigio Donnarumma ha parato il rigore di Saka regalando agli azzurri la Coppa Europa 2020, e già piazza San Francesco si è trasformata in un girone infernale, un’incredibile bolgia tricolore. Non man ca niente: ci sono bandiere e bandieroni a decine, centinaia di clacson e di motori a tutto gas che invadono la notte, petardi, fumogeni, persino fuochi d’artificio. E centinaia e centinaia di giovani che urlano, ballano, si abbracciano e vogliono solo fare festa.
Molti i ragazzi a torso nudo, gli altri sono vestiti per lo più con maglie azzurre o simili. La “8” di Jorginho è perfetta, ma in mancanza si ricicla anche una “10” di Delpiero. Sul volto tantissimi, soprattutto le ragazze, sfoggiano tatuaggi tricolori, spesso sotto parrucche anch’esse verdi, bianche e rosse. Tutti si agitano: c’è chi balla, chi sale sui tetti delle fermate dei bus, chi si accontenta dei cassonetti lì accanto. Stasera l’importante è far festa. E riprendersi col telefonino, possibilmente.
Intanto in piazza arrivano le prime auto e moto dei caroselli a base di colpi di clacson e bandiere al vento. Per entrare in piazza, si deve passare dall’ultimo tratto di corso Gramsci, dove – come succede sempre – si sono create due ali di giovani scatenati che distribuiscono con generosità pacche sulle carrozzerie delle auto e sui caschi di chi arriva in moto. Sono colpi forti, ma nessuno se la prende. Neanche quando i più esagitati iniziano a salire direttamente sui cofani e sui tettucci delle auto per sbandierare il tricolore che hanno in mano.
Vista la situazione, un’auto con targa tedesca pensa bene di levarsi d’impaccio imboccando corso Gramsci in controsenso. Non fosse mai che quella strana targa a qualcuno sembrasse inglese.
Nel caos assordante, che durerà per almeno un paio d’ore, la cosa veramente incredibile è che nessuno si faccia male, tra salite e discese, spesso rovinose, dalle auto, arrampicate sui cartelli e sulle fermate, guidatori che sgommano con centinaia di persone davanti.
Quasi tutti ballano e cantano. Il motivo più gettonato è il famoso «Po po po po poo» dei Mondiali 2006 (nota di cronaca: trattasi di una canzone che si intitola “Seven Nation Army” del gruppo americano The White Stripes). Spuntano cori di «Notti Magiche» ma ad un certo punto in centinaia, in mezzo al caos più totale, intonano «Fratelli d’Italia». Tutto va bene per fare festa.
E mentre parte l’ennesima raffica di fuochi d’artificio, mentre gli scoppi di petardi continuano a punteggiare la notte, è facile pensare che in piazza San Francesco si festeggino sì i ragazzi di Mancini, il ritrovato orgoglio di essere italiani, la gioia rabbiosa per l’umiliazione inferta agli inglesi; ma che sotto quest’esplosione incontrollata ci sia anche la voglia di buttarsi finalmente alle spalle un anno e mezzo di pandemia, di restrizioni, di problemi. Nel mezzo del caos ci sono anche quelli che girano con le mascherine. Ma sono davvero in pochi. —
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