Sicurezza
Ferrini eletto presidente Guiderà il Distretto vivaistico
L’assemblea ha scelto come successore di Francesco Mati il candidato della Cia Alla votazione non hanno preso parte i rappresentanti della Coldiretti
pistoia. L’assemblea del Distretto vivaistico ornamentale pistoiese ha scelto il suo nuovo presidente: si tratta del professor Francesco Ferrini, ordinario di “Arboricoltura generale e coltivazioni arboree” all’Università di Firenze, fra i massimi esperti a livello internazionale di arboricoltura urbana.
Insignito nel 2019 dell’Award of merit della International society of Arboriculture, che è l’onorificenza più alta alla carriera conferita dall’Isa, è stato anche vincitore, nel 2009, del premio Fabio Rizzi per l’impegno «nella ricerca e nella divulgazione delle conoscenze tecnico-scientifiche in materia di vivaismo e arboricoltura ornamentale, in continuo contatto con i produttori in tutto il mondo».
Francesco Ferrini, che era stato proposto dal presidente della Cia Toscana centro Sandro Orlandini e che non ha trovato candidature alternative in seno a un’assemblea distrettuale a cui non ha partecipato Coldiretti, succede a Francesco Mati, che aveva presieduto il distretto per due mandati.
Per Luca Magazzini, presidente dell’Associazione vivaisti italiani, soggetto referente del Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia, con Ferrini arriverà «un ulteriore salto di qualità scientifico nella divulgazione del settore vivaistico e dei benefici della produzione del verde per la salute e l’ambiente».
«Coloro che mi hanno preceduto – ha detto Francesco Ferrini, rivolgendosi a Mati e Vannucci – hanno permesso di attuare le molteplici attività del distretto che ne hanno garantito la crescita, pur in un contesto di crisi come quello degli ultimi anni. Per cui a loro va il mio personale ringraziamento, che penso sia condiviso da tutti. Le cose da fare sono tante , non perché non sono state fatte, ma perché semplicemente nell’ultimo anno e mezzo è cambiato tutto: è cambiata la prospettiva con cui si guarda al verde urbano».
«Il vivaista deve essere sempre più consapevole – ha continuato il neo presidente che quando vende una pianta, vende una medicina. Non voglio esagerare, ma è come se vendesse una medicina biologica, a impatto zero, che non fa bene solamente al corpo, ma anche allo spirito. Questo è il punto preliminare. Un vivaista non vende un semplice prodotto ma molto di più, cioè tutta una serie di benefici diretti e indiretti per la vita dell’uomo che contano molto di più del mero valore estetico della pianta. Vende qualcosa che assorbe CO2, che intercetta le polveri sottili, che riduce l’inquinamento, che fa ombra e quindi mitiga gli effetti del cambiamento climatico».
Il presidente Ferrini, dopo aver sottolineato che si propone di coinvolgere tutti in modo che il distretto sia al servizio di tutte le imprese e del territorio, ha annunciato che si prenderà un po’ di tempo per stilare un vero e proprio programma. Ma intanto ha evidenziato alcuni punti fondamentali.
Primo, la centralità dei vivai, che devono «diventare i driver del neo rinascimento verde che sta rivoluzionando le città e non essere contattati solo al momento dell’acquisto di piante, quando tutto è stato già deciso. Non è pensabile piantare milioni di alberi, rendere le nostre città molto più verdi, senza partire dalle esigenze di chi tali piante le produce. Anche per favorire l’espansione delle attività e magari verso certi prodotti rispetto ad altri possibili».
Quindi, una maggiore visibilità del distretto e una maggiore internazionalità: bisogna migliorare il dialogo con le istituzioni e allacciare nuovi rapporti anche a livello nazionale ed europeo; «A onor del vero questo punto è stato caldeggiato anche da chi mi ha preceduto».
Fondamentali poi maggiori investimenti nella ricerca per il florovivaismo, attualmente fermi a circa lo 0,0004% del giro d’affari, contro una «già bassa media nazionale dell’1,4%» di investimenti in ricerca sul Pil. Se il florovivaismo vale circa 2, 5 miliardi di euro, l’1,4% significherebbe 35 milioni di euro, che sarebbero 35 volte di più di quanto viene investito oggi dal ministero competente.
«Chiedo quindi a tutti i soci di sentirsi direttamente coinvolti – ha concluso Ferrini – perché serve il contributo di tutti. Vi assicuro che ogni idea sarà apprezzata, ogni suggerimento valutato». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
