Toscana
Mati lascia la guida del distretto vivaistico Francesco Ferrini è il candidato in “pole”
Al termine del doppio mandato il presidente traccia il bilancio di sei anni segnati da crisi economica e polemiche ambientali
PISTOIA. Fra pochi giorni, venerdì prossimo, si svolgerà l’assemblea del Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia, che segnerà la fine dei due mandati sotto la presidenza di Francesco Mati e in cui verrà scelto il suo successore. E un candidato eccellente c’è già: Francesco Ferrini, professore ordinario di “Arboricoltura generale e coltivazioni arboree” all’Università di Firenze, membro dell’Accademia dei Georgofili e fra i massimi esperti a livello internazionale di arboricoltura urbana. A proporlo, il presidente di Cia Toscana centro Sandro Orlandini.
Ad annunciare queste novità sull’avvicendamento alla presidenza del distretto di piante leader nazionale ed europeo, sono lo stesso presidente uscente Mati e il presidente dell’Associazione vivaisti italiani (Avi) Luca Magazzini, che tracciano anche un breve bilancio degli ultimi sei anni: circa la metà dei quali, nell’assetto che vedeva la provincia di Pistoia come coordinatore distrettuale e l’altra metà con Avi nel ruolo di “soggetto referente” del distretto.
«Sono stati sei anni alla fine positivi, ma molto difficili – afferma Francesco Mati – se pensiamo che nel 2015, quando ho iniziato, si era forse nel momento peggiore del distretto, nel cuore di una crisi economica mondiale, con fatturati in contrazione e continue richieste di ribassi sui prezzi delle piante, spesso con scorrettezze commerciali di alcuni Paesi con maggiore potere economico che facevano il bello e cattivo tempo. E ci sono stati anche alcuni fallimenti. Poi, a peggiorare la situazione, è arrivato un anno dopo un rapporto dell’Arpat che constatava tracce di erbicidi in percentuali eccessive in alcune acque di superficie della piana pistoiese. Rapporto che ha innescato polemiche e speculazioni riguardo al nostro impatto ambientale, quasi fossimo una delle principali cause d’inquinamento della Toscana».
«Ma poi, grazie anche al dialogo con le associazioni ambientaliste più responsabili e costruttive – continua Mati – abbiamo potuto mostrare come produciamo e che cosa facciamo per rendere più ecosostenibili le coltivazioni: dai pacciamanti alternativi ai diserbanti nei vasi, alla lotta biologic. È arrivato il protocollo con la Regione per ridurre gli agrofarmaci e l’invito della Regione a partecipare a un Progetto integrato di distretto (Pid) con cofinanziamenti per investimenti nella riduzione dell’impatto ambientale, ad esempio per la sostituzione delle vecchie macchine irroratrici con gli ultimi modelli che usano quantità nettamente inferiori di principi attivi. Penso quindi che adesso molte delle accuse infondate siano state chiarite e che siano stati messi in evidenza i fattori positivi del vivaismo, a cominciare dal fatto che, per l’azione positiva di sequestro di CO2 e di assorbimento delle polveri sottili, le coltivazioni in pieno campo hanno bilanci ambientali addirittura positivi, mentre quelle in vaso bilanci solo leggermente negativi, e quindi di quasi 3mila volte inferiori a quelli di certi settori industriali».
Sulla stessa linea d’onda Luca Magazzini, che elenca alcune delle tante iniziative del distretto da quando è subentrata Avi come soggetto referente, come «il progetto Autofitoviv per l’ampliamento delle pratiche ecosostenibili nell’ambito della sorveglianza fitosanitaria e il lavoro con la Fondazione Pofferi per far conoscere meglio il vivaismo e diffondere la cultura del verde nelle scuole».
Ma che cosa pensano Magazzini e Mati della candidatura di Francesco Ferrini proposta dalla Cia?
Preferisce non rispondere il presidente di Avi, che si limita a sottolineare «la necessità di una figura che sappia unire le varie anime del distretto vivaistico pistoiese e che possa essere considerata super partes e inattaccabile dal punto di vista della preparazione».
Più libero di esprimersi Francesco Mati, che premette: «Chi eredita il distretto avrà più tempo da dedicare ai contratti di coltivazione e alle problematiche del verde pubblico, a cominciare dalla difficoltà a trovare il materiale di partenza, anche a causa di un contesto normativo non privo di confusioni, per soddisfare la domanda di milioni di piante che ci sarà nei prossimi anni per le riforestazioni urbane».
Riguardo al nome di Ferrini, aggiunge che «è senz’altro una figura che ha le caratteristiche di imparzialità necessarie per svolgere il suo ruolo e oltretutto è davvero uno dei massimi esperti a livello mondiale di coltivazioni arboree e opera nell’Università di Firenze, a soli venti minuti dal nostro distretto». —
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