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In bici da Ferrara a Treppio, ore di paura per un quindicenne

In bici da Ferrara a Treppio, ore di paura per un quindicenne

Il ragazzo era partito giovedì mattina da casa senza rivelare i suoi propositi. L’angoscia dei genitori, poi le ricerche si sono concentrate sull’Appennino

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Sambuca. È finita nella zona di Treppio l’avventura di un ragazzo ferrarese di 15 anni, che giovedì mattina si era allontanato da casa in sella alla sua bici due giorni fa, senza avvertire i familiari delle sue intenzioni. Pedalando da solo, ha percorso 130 chilometri, ha trascorso una notte su una panchina, finché ieri in mattinata non è stato ritrovato a Treppio dai carabinieri di Sambuca e dagli agenti della polizia locale della Città Metropolitana di Bologna, che lo stavano cercando da ore, dopo l’allarme lanciato dalla famiglia e le ricerche che si sono concentrate sul crinale dell’Appennino, guidate dal segnale del telefono cellulare del ragazzo. Il ragazzo era sano e salvo, anche se molto stanco per la strada percorsa.

Giovedì mattina i genitori, non avendo più notizie dal figlio , avevano lanciato l'allarme anche via social con un post condiviso in diversi gruppi Facebook del Bolognese.

L’altro ieri il ragazzo, in sella alla mountain bike, era stato avvistato nella zona di Castel di Casio e del lago di Suviana e ieri mattina, dopo avere trascorso una notte su una panchina, è stato rintracciato a Treppio.

È la mamma del ragazzo che ci racconta una storia che sembra un film, ripercorrendo le tappe di una giornata particolarmente intensa e angosciante. «Giovedì mattina - racconta la signora - mio figlio ha preso la bicicletta ed è uscito di casa, da quello che avevo capito doveva andare a fare un bel giro in provincia con i suoi amici in bicicletta. Spesso fa anche 50-70 chilometri, è una ragazzo allenato da questo punto di vista. Doveva tornare per l’ora di pranzo, ma quando ho visto che dopo le 14 non rincasava mi sono preoccupata, ho anche chiamato mio marito per informarlo. Il pomeriggio l’ho poi passato al telefono per cercare di capire se fosse andato da qualche parte, ho fatto anche il giro telefonico degli ospedali, pensando che fosse incappato in un incidente stradale e fosse impossibilitato a comunicare».

«Verso sera - continua nel racconto la mamma del ragazzo - ci siamo decisi ad andare in Questura e denunciare la scomparsa. È stato grazie agli strumenti investigativi della polizia che sono riusciti ad agganciare la cella telefonica di mio figlio. Risultava nell’Appenino toscano, tra i boschi. Si pensava al fatto che il cellulare fosse stato rubato, ma dato che negli ultimi mesi, il ragazzo aveva manifestato volontà di andare a contatto con la natura, abbiamo pensato che probabilmente si trovasse proprio tra i boschi dell’Appennino».

I poliziotti hanno informato i carabinieri della zona toscana. «Io e mio marito – continua la mamma – siamo partiti subito per quella zona tra le province di Pistoia e Prato, siamo andati nei boschi a cercarlo. Ieri mattina sono partite ufficialmente le ricerche, dopo che sui social avevamo diramato le segnalazioni di scomparsa. Un uomo ha riconosciuto nostro figlio e lo ha spinto a mandarmi un messaggio: «Scrivi almeno che stai bene» gli avrebbe detto. Lo ha ascoltato per fortuna e mi è arrivato il messaggio mentre eravamo dai carabinieri a formalizzare la denuncia di scomparsa. È stato così ritrovato e l’abbiamo potuto riabbracciare». —

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