Gioco
L’infermiere di famiglia seguirà i pazienti in ambulatorio e a casa
Il nuovo modello organizzativo di assistenza diventa realtà nella Montagna Il territorio diviso in nove zone, ognuna delle quali affidata a un’operatrice
Carlo Bardini
San Marcello. L’infermiere di famiglia e di comunità diventa realtà anche nella Montagna pistoiese. Si tratta del modello organizzativo regionale che punta a rafforzare la continuità assistenziale sul territorio nell’ambito delle cure primarie garantendo ai cittadini la salvaguardia della loro salute in tutto l’arco della loro vita.
Date le peculiarità del territorio montano, con una prevalenza di popolazione anziana, questo modello organizzativo è stasto incrementato nell’ultimo anno: l’area della Montagna è stata suddivisa in nove zone e ciascuna di queste è gestita da un infermiere di famiglia che si prenderà cura della popolazione in ambulatorio e a casa del paziente. Questa la suddivisione: Abetone, Elena Nesti; Cutigliano, Paola Catinari; Lizzano, Doriana Ducci; San Marcello, Miriana Castelli; Campotizzorro, Daniela Tesi; Maresca, Lucia Saulea; Prunetta, Gloria Motroni; Sambuca, Lucia Bartoletti; Pracchia, Sonia Rioli. Le nove infermiere sono coordinati da Patrizia Fontani e coadiuvate dalle infermiere Federica Fattorini e Camilla Gaggioli, con il supporto delle Oss Simona Castelli, Paola Arcangeli e Frida Petrolini.
«Il vero valore aggiunto – spiega Erica Gualtieri coordinatrice infermieristica del presidio integrato ospedale della montagna – è rappresentato dal fatto che l’infermiere di famiglia stabilisce con le persone e le comunità rapporti affettivi, emotivi e legami solidaristici che diventano parte stessa della presa in carico e questo genera anche una personalizzazione della cura». A ogni infermiera è stato affidato un gruppo di popolazione suddiviso per territorio. In stretta collaborazione con la Medicina generale l’infermiere monitora l'aderenza terapeutica e la consapevolezza degli utenti e, allorché necessarie, attiva le consulenze infermieristiche. Si occupa, inoltre, della formazione delle persone di riferimento e di quelle che si prendono cura del paziente, partecipa alla prevenzione e collabora alle strategie assistenziali di continuità ospedale-territorio. I pazienti possono essere già in carico al servizio infermieristico per le cure domiciliari e per le cure palliative integrate o per le patologie croniche, ma sono seguiti anche i pazienti non conosciuti che hanno in atto una patologia acuta.
L’ infermiere di famiglia e comunità risponde ai bisogni di salute della popolazione di uno specifico ambito territoriale prevalentemente a domicilio ma anche in ambulatorio.«Questo nuovo modello organizzativo – sottolinea Paolo Cellini, direttore dell’assistenza infermieristica e ostetrica dell’area pistoiese – pone al centro la persona con i suoi bisogni e mette in rete tutte le forze, i mezzi e le strategie necessarie per offrire una risposta il più possibile vicina alle necessità del paziente stesso». Promosso dal Dipartimento infermieristico e ostetrico, diretto dal dottor Paolo Zoppi, il modello è ormai diffuso in tutti territori ricompresi nell’Asl Toscana centro. Con la presenza dell’infermiere di famiglia e di comunità possono anche essere evitati molti accessi inappropriati in pronto soccorso con i relativi disagi per i pazienti. —
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