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Passa dal recupero di rifugi e sentieri il rilancio della montagna pistoiese

Carlo Bardini
Passa dal recupero di rifugi e sentieri il rilancio della montagna pistoiese

Ecco il progetto di green economy della Cgil. «Fondamentali i giovani e anche la nascita di cooperative di comunità»

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SAN MARCELLO. La Montagna pistoiese deve uscire dalla pandemia a testa alta. Ha le potenzialità per farlo. Soprattutto se decidesse di puntare su una “green economy” che metta in risalto le sue “materie prime”, che sono il verde, la natura, la bellezza del territorio e il recupero dei rifugi abbandonati. La pensamo così Cgil e Spi Cgil do Pistoia e Lega Spi Cgil Montagna, che ieri mattina hanno presentato alla stampa il loro progetto: “Un futuro possibile per la montagna pistoiese”.

Un progetto a 360 gradi che si occupa di turismo, di servizi, e di nuova antropizzazione, e che mira a rendere un futuro alla montagna, per «farla uscire –spiegano i sindacalisti – da quella crisi che da decenni la attanaglia. Le direttrici verso cui si indirizza questo progetto, sono molteplici. Incremento della buona occupazione, arginare il fenomeno dell’abbandono delle località, favorire e promuovere le attività legate al turismo, attuare una politica “green” di protezione, manutenzione e cura dell’ambiente, potenziare la copertura digitale, cogliere l’occasione per l’utilizzo di eventuali fondi europei ai fini del recupero del patrimonio immobiliare pubblico».

A partire da strutture ricettive, rifugi, bivacchi, punti panoramici e fonti situati lungo i numerosi percorsi e sui sentieri.

Secondo i sindacati , dall’Acquerino all’Abetone, fino alla montagna pesciatina ci sono ricchezze tali da offrire un pacchetto turistico di enorme valore e interesse. Essenziale, quindi, una mappatura accurata di tutte le strutture-rifugio della zona ed evidenziarne l’eventuale stato di abbandono o di non adeguata gestione.

«A noi risulta – spiegano – che a fianco di rifugi/bivacchi aperti e ben gestiti da associazioni di volontariato, che andrebbero quindi salvaguardati e potenziati, vi siano strutture chiuse e abbandonate al degrado che potrebbero essere affidate in gestione a giovani in cerca di occupazione, in base a progetti di valorizzazione e cura dei luoghi e del territorio, dei percorsi, della loro promozione turistica, con l’organizzazione di escursioni guidate. Noi crediamo che sia possibile ipotizzare la nascita di “cooperative di comunità” (che possono anche avere finanziamenti dalla Regione Toscana) formate prevalentemente da giovani della montagna. È evidente che tutto questo può nascere e svilupparsi solo se la Regione lo sostiene non solo con le risorse già previste dalle attuali leggi regionali, ma con una partecipazione formale e diretta che permetta di avere finanziamenti necessari a farlo decollare».

E i sindacati elencano nei particolari diversi itinerari che collegano i comuni della montagna, compreso quello di Sambuca.

«Questi esempi denotano una presenza molto fitta di sentieri e anche di rifugi, alcuni gestiti dal pubblico, altri dal volontariato, altri abbandonati. Soprattutto su quelli abbandonati bisogna intervenire facendo tutti gli interventi necessari per affidarli poi alle “cooperative di comunità”. Cooperative che possono curare la manutenzione dei sentieri, fare da guide e dare informazioni turistiche. Per realizzare tutto questo occorre mettere in campo una sinergia che veda in prima linea Regione, Unione dei Comuni, privati e associazioni del volontariato. Ma solo la Regione può fare da capofila e predisporre un progetto condiviso che ottenga i finanziamenti necessari». —

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