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«Folgorato dalla storia» Andrea Torracchi firma il suo primo libro
PISTOIA. Il primo libro che ebbe in regalo non era il classico romanzo di avventure, ma “Il Grande Libro della Storia” di Mondadori. La data se la ricorda con precisione: 28 agosto 1974. Con queste premesse, il giovanissimo pistoiese Andrea Torracchi non poteva non innamorarsi della storia. E questa passione gli ha plasmato la vita. Anzi, come dice lui, l’ha «folgorato» fin dai tempi delle elementari. Laureato in storia romana con una tesi su Lucio Emilio Paolo, insegnante a Pistoia e – attualmente – all’istituto Gobetti-Volta di Bagno a Ripoli. E ora anche scrittore di storia. «Trentaseimila giorni di storia - Il Novecento» è il titolo del suo primo libro: esce per i tipi dell’editore “Porto Seguro”, che lo presenta – insieme alle altre novità editoriali della stagione – alla festa che si svolgerà oggi e domani al circolo La Rondinella del Torrino, in Lungarno Soderini 2 a Firenze.
Ma Torracchi, che oggi, dopo aver da poco compiuto 58 anni, esordisce nel mondo dell’editoria, confida di poter presentare presto il suo libro anche a Pistoia.
Come è nata quest’opera? «Alle mie classi – spiega – all’inizio dell’anno propongo di studiare sulle dispense che preparo. E tutti, dopo averle provate, le apprezzano. Mi hanno sempre detto che sono ben comprensibili, anche se molto dense, perché racconto la storia coinvolgendo anche altre discipline, come la letteratura, la storia dell’arte e la storiografia». Mettendo insieme le dispense, così, Torracchi ha composto questa cavalcata attraverso il “Secolo breve”, che nel suo caso si prolunga fin oltre il primo decennio del ventunesimo, visto che il suo libro si conclude con il governo Monti in Italia e l’elezione di Obama a presidente Usa.
Appassionato lettore, Torracchi possiede una biblioteca ricca di oltre 4.800 libri. «Ma per scrivere la mia opera – spiega – non ho avuto bisogno di ricorrervi, perché mi riconoscono una grande memoria».
Di sè, Torracchi dice di sentirsi «un servitore della patria» e di nutrire fortissimo un senso del dovere «mazzinianamente inteso», che lo guida nelle scelte di vita e nel suo modo di vivere la scuola e il rapporto con gli studenti. Sembrerebbe un insegnante severo, ma lui stesso ammette che in vent’anni di carriera ha rimandato non più di 15 allievi.
Ultima sorpresa: il libro sul Novecento sarà il primo, ma certamente non l’ultimo: Torracchi ammette di averne pronti già un’altra decina, di storia e non solo. Basterà avere pazienza. —
F.C.
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