Il Tirreno

Pistoia

il personaggio 

Una vita fra Breda, politica e sindacato: Paolo Bruni diventa Maestro del lavoro

Valentina Vettori
Una vita fra Breda, politica e sindacato: Paolo Bruni diventa Maestro del lavoro

È stata la stessa Hitachi Rail a proporlo per l’onorificenza «In azienda ho imparato che  per rivendicare i diritti bisogna prima fare il proprio dovere»

3 MINUTI DI LETTURA





Pistoia. «Bimbo, per rivendicare i nostri sacrosanti diritti, bisogna aver fatto il nostro dovere». Sono queste le parole che, dal primo giorno di ingresso nell’allora Breda, l’8 marzo del 1982, ronzano ancora nella testa di Paolo Bruni. L’operaio oggi di Hitachi Rail, classe 1964, ha appena saputo di esser stato nominato Maestro del lavoro. Un’onorificenza conferita dal presidente della Repubblica a coloro che, con almeno 25 anni di lavoro, si sono distinti per laboriosità e buona condotta morale. E per Bruni, che in quell’azienda ci è entrato a 18 anni come impiantista montatore, gli anni di lavoro alle spalle sono ormai quasi 40. E quella stella al merito è la più grande soddisfazione. Una gioia che condivide con due colleghi impiegati dell’azienda.

Come è arrivata la notizia?

«A ottobre sono stato informato che l’azienda aveva pensato a me per questa nomina. Il fatto stesso della proposta, era già fonte di grande orgoglio. Qualche giorno fa ho ricevuto una telefonata che mi dava conferma dell'onorificenza. Mi tremavano le gambe».

Qual è il primo ricordo in azienda?

«La grandezza della fabbrica, e tutte le persone che ci lavoravano. Io ero un ragazzino, ma mi accorsi immediatamente che lì dentro c’era una situazione particolare. La politica era parte integrante della fabbrica. Fui subito avvicinato dal sindacato e da chi a quel tempo ricopriva ruoli dirigenziali nel Pci. Il secondo giorno di lavoro ci fu subito uno sciopero di due ore. Per me fu un’esperienza incredibile. Provavo un senso di ammirazione per quelle persone che parlavano davanti a mille lavoratori. C’era attenzione ai giovani operai, molto di più rispetto a quello che accade oggi. Mi fu insegnato che c’erano regole da rispettare: il rispetto nei confronti dei compagni di lavoro e dei superiori, e che per rivendicare i diritti, bisognava prima aver fatto il proprio dovere».

Passiamo all’impegno sindacale e politico.

«Fui eletto nella Rsu Fiom quando segretario era Floriano Frosetti. Il Pci, con Vittorio Pagliai, poi mi chiese di impegnarmi, e arrivarono gli incarichi all’interno della fabbrica e quelli istituzionali. In parallelo, però, ho sempre mantenuto il rapporto di lavoro, con l’eccezione di un breve periodo di aspettativa. Lavorare in Breda, poi AnsaldoBreda e Hitachi, mi ha permesso di fare tante esperienze politiche e sindacali (si è dimesso da poco da segretario Pd del circolo Hitachi, ndr) che, forse, in una piccola azienda non avrei potuto fare».

Da sindacalista ha combattuto molte battaglie, anche per la sicurezza sul lavoro.

«Escludendo la questione amianto, ho sempre visto un’azienda che sulla sicurezza e sulla formazione ha investito molto. La liberalizzazione del mercato del lavoro ha determinato assunzioni di persone che forse non avevano la giusta formazione, ma l’azienda ha sempre seguito protocolli di sicurezza che, ancora oggi, sono all’avanguardia».

Veniamo al tema dell’amianto.

«A fronte del dramma che si è consumato, il percorso intrapreso da sindacati e rappresentanti istituzionali, seppur con ritardi e contraddizioni, alcuni risultati li ha raggiunti. Chi lo nega è in malafede. Però rimane una ferita aperta. I lavoratori dell’incentrato, che a causa di codici Ateco diversi dai dipendenti Breda, sono rimasti fuori dal riconoscimento dell’esposizione. E questo è inaccettabile».

Hitachi, ieri Breda, è ancora un simbolo di questa città?

«Certo, questa fabbrica è un pezzo di storia di Pistoia, però il rapporto con la città si è un po’ allentato. Penso agli anni passati e alle attività straordinarie del Cral con il teatro e il premio di pittura. Erano iniziative culturali che coinvolgevano la città. Quella è una fabbrica che è anche scuola di vita e presidio culturale, e vorrei che quell’aspetto potesse essere recuperato». —


© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web