Sicurezza
Chiede aiuto alla polizia e si ritrova condannato
Un hacker pubblica foto dell’Isis sul suo profilo Fb, lui va in questura ma scatta la perquisizione a casa: e spunta fuori la droga
Massimo Donati
PISTOIA. Da giorni ormai non riusciva più ad accedere al proprio profilo Facebook, né dal cellulare nè dal tablet, nonostante fosse più che certo che la password fosse quella giusta. E solo quando aveva chiesto alla sorella di verificare che la sua pagina fosse ancora attiva aveva scoperto il perché: qualcuno l’aveva violata. Non solo. Vi aveva anche pubblicato post riferibili all’Isis, con scritte in arabo e foto di miliziani armati e di mezzi militari. Per questo era corso immediatamente in questura, per denunciare il fatto e per non finire nei guai. Ma nei guai c’era finito lo stesso. Non, come temeva, per ipotetici legami con il terrorismo, bensì con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Perché i poliziotti della digos, assieme alle foto clandestine, nel suo profilo ne avevano trovate anche alcune in cui il giovane albanese posava con una pistola in mano. E per accertare se quell’arma fosse davvero nella sua disponibilità, gli avevano subito perquisito casa, a Quarrata. Dove erano saltate fuori 13 bustine piene di cocaina.
Era il primo pomeriggio del 3 dicembre scorso quando Kristian Zadrima, 22 anni, era stato arrestato. Lunedì scorso, il processo per giudizio immediato davanti al gip del tribunale di Pistoia. Chiesto, attraverso il proprio avvocato difensore, Cristiano Toraldo, del foro di Prato, di essere processato con il rito abbreviato, è stato condannato a 10 mesi e 20 giorni di reclusione con il beneficio della sospensione condizionale della pena. Pena tutto sommato, modesta, grazie allo sconto previsto dal rito alternativo e anche alle attenuanti generiche concesse per il comportamento collaborativo del giovane, che aveva consegnato spontaneamente la droga ai poliziotti ancor prima che entrassero nella sua camera, ammettendo di aver fatto una stupidaggine.
Soprattutto perché sulle sue spalle c’era già una condanna di primo grado a 4 anni di carcere per spaccio di cocaina, inflittagli il 14 febbraio del 2019, sempre dal gip del tribunale.
Come detto, Zadrima si era rivolto alla polizia impaurito per quei contenuti jihaidisti che si era ritrovato sul suo profilo Fb; prima alla Postale e, poi, alla digos, competente per la materia riconducibile al terrorismo. Ma mai avrebbe pensato che nell’arco di un paio d’ore sarebbe finito in manette. Si era reso conto dell’ingenuità commessa, quando i poliziotti lo avevano accompagnato a casa per la perquisizione. E lì, spiegando di essere un assuntore di cocaina, aveva preferito consegnare loro le bustine con la droga prima che fossero loro a trovarle dentro l’armadio della camera da letto. In tutto 6,4 grammi netti di cocaina, sufficienti per 32 dosi.
Troppe, secondo il giudice, per essere considerate per uso personale. Tanto più che erano suddivise in bustine, pronte per lo spaccio. —
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