Sicurezza
Espropri fantasma a Gello, la guerra continua
I proprietari dei terreni su cui è nata la variante impugnano il valore (36mila euro) offerto loro dal Comune a dicembre
L’udienza di comparizione delle parti alla Corte di appello di Firenze è fissata per oggi. Da una parte cinque dei cittadini proprietari di terreni su cui è stata realizzata la variante di Gello; dall’altra, il Comune di Pistoia, che non ha mai concluso gli espropri previsti. È l’ennesima puntata di una telenovela amministrativa e giuridica che va avanti da dodici anni senza riuscire a trovare una conclusione.
I cinque proprietari si sono visti sottrarre i terreni che servivano a costruire la variante, poi inaugurata nel novembre 2009: quattrocento metri di strada costati un milione di euro, per eliminare traffico e inquinamento dall’abitato di Gello. Peccato che il procedimento di esproprio, iniziato nell’agosto dell’anno prima, non si è poi concluso: né nei 36 mesi previsti per legge, né successivamente.
I proprietari avevano già fatto ricorso in Corte di appello nel 2009 contro le cifre che il Comune aveva proposto loro come indennità di esproprio. Nel 2016 fecero anche ricorso al Tar per la mancata conclusione del procedimento, che ha fatto anche venir meno quella dichiarazione di pubblica utilità dei lavori indispensabile per giustificare l’esproprio da parte del Comune.
Negli anni successivi le parti hanno cercato un accordo e i due procedimenti legali erano stati messi in pausa. Ma alla fine l’accordo non è stato trovato ed ora sono pendenti (come si dice) entrambi i procedimenti.
Nel frattempo, è successo che la stessa amministrazione comunale riconoscesse di essere nel torto, che quella verificatasi a Gello è una occupazione illegittima e che quindi una soluzione andava trovata. Così nel dicembre scorso il consiglio comunale è stato chiamato dalla giunta Tomasi a votare l’acquisizione di quei terreni, 1.082 metri quadri in totale, pagando la cifra totale di 36.200 euro. Gli uffici avevano spiegato ai consiglieri che non c’erano altre vie d’uscita: impossibile trovare una soluzione consensuale, impossibile anche accampare un diritto di usucapione, assurdo e oltretutto troppo costoso demolire la strada e restituire i terreni ai legittimi proprietari. Così il 7 dicembre scorso il consiglio comunale, senza voti contrari, ha approvato l’acquisizione.
Storia finita? Macché. I cinque proprietari, insoddisfatti delle somme loro riconosciute, si sono di nuovo rivolti alla Corte di appello di Firenze, dove già era in piedi il precedente ricorso, quello del 2009. Il 15 aprile è arrivata la notifica a Palazzo di Giano con l’intimazione a costituirsi. In realtà non è stata una sorpresa: prima del voto di dicembre, infatti, l’amministrazione comunale aveva inviato i propri conteggi al legale dei proprietari, l’avvocato pistoiese Andrea Ghelli. Il quale, nel giro di una settimana, aveva formulato una controproposta, che però a Palazzo di Giano avevano ritenuta non congrua per i valori di mercato di quei terreni.
Ora su tutta la questione la parola passa di nuovo alla magistratura, chiamata a chiudere una volta per tutte la vicenda. Rimane il fatto che anche in questo caso tutto è nato da procedure non completate da parte del Comune: come per i vivai Bongi, per via Tasselli o per la corsia di decelerazione della superstrada. —
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