Gioco
Colazioni, trattoria a pranzo e cena: una “fazenda” tutta al femminile
Il Primo maggio l’inaugurazione del nuovo ristorante a Quarrata aperto da tre socie pratesi
QUARRATA. Le “quote rosa” in cucina non farebbero al caso loro. Concetta, Jacqueline e Nadia non ne hanno bisogno: al lavoro sono solo in tre e in tre le giovani pratesi si sono buttate a capofitto nella nuova avventura tutta al femminile in provincia di Pistoia. Potere di donne che si riscoprono imprenditrici di se stesse in quel talento che hanno sempre avuto cucito addosso: in cucina. La più giovane è Jacqueline Razzano che ha 32 anni mentre Concetta, la sorella maggiore, ne ha 45. Poi c’è Nadia Laganà, che di anni ne ha 37. Era dal 2 settembre 2020 che le tre donne sognavano di aprire un locale sulla via Statale a Quarrata, in zona Barba-Sant’Antonio. Da quando per la prima volta misero piede in quel fondo di 160 metri quadrati al civico 171. Poi le restrizioni imposte dal Covid, l’altalena di zone rosse e arancioni, i lavori di ristrutturazione ci hanno messo lo zampino e hanno fatto dilatare i tempi. Adesso ci siamo: Fazenda Sant’Antonio 02.09 è realtà. «Abbiamo deciso di inaugurare l’attività il 1° Maggio perché è una data simbolica e perché sia di buon auspicio – racconta Nadia – È la festa dei lavoratori, emblema di un nuovo inizio per noi». Il nome richiama la “fazenda”, l’idea della fattoria che impiegava anche i lavoratori italiani emigrati in Brasile. Ma nulla a che vedere con il cibo che da oggi prenderà per la gola in quarratini: colazioni servite al bar dalle 8 alla mattina, trattoria e pizzeria a pranzo e a cena fino al “coprifuoco” delle 22.
Ma le sorelle Concetta e Jacqueline non partono da zero. Sono “figlie d’arte”, con le mani in pasta da una vita: la famiglia infatti ha una pizzeria storica a pochi chilometri di distanza, “Da Lazzaro” a Casale. Soprattutto per la 37enne Nadia, originaria della provincia di Reggio Calabria, è un cambio deciso di prospettiva. Per lei che vive a Prato da sei anni e si è sempre destreggiata fra lavori precari (è stata anche operaia in una ditta di plastica), lavorare in un ristorante può sembrare una scommessa azzardata. Soprattutto in tempo di pandemia, quando bisogna stare vincolati alla situazione epidemiologica e ai “colori” delle zone per capire se si può servire al tavolo o limitarsi all’asporto.
Nadia, che ha tirato su dal nulla il locale rimbiancandolo e montando le piastrelle da sola, ha voluto che sulla parete venissero scolpite tre parole: forza, coraggio, speranza. Quasi un mantra per le tre neo ristoratrici.
«Quest’attività ce la siamo veramente sudata – sottolinea Nadia – Sentiamo tutta l’emozione e l’orgoglio del primo giorno. In molti ci hanno detto che abbiamo avuto un bel coraggio a fare questo passo da gigante nel periodo che viviamo. È vero, ne abbiamo avuto tanto. E non ci arrendiamo , anzi iniziamo da qui». La presenza di Nadia nella squadra tutta “rosa” aggiunge un tocco calabrese alla cucina che servirà piatti a base di burrata e nduja, pasta con il sugo di polpette e maccheroni fatti in casa. Ma il punto forte sarà la pizza sottile e croccante, quella che ha fatto il successo di un’attività ultratrentennale come la pizzeria della famiglia Razzano a Casale. All’esterno si contano una quarantina di coperti e, se il lavoro dovesse aumentare come sperano le tre pratesi, saranno previste almeno tre assunzioni. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
