Lutto
Il Pd nella bufera dopo la sfida di Bartoli e il segretario Bozzaotre si dimette
L’ingresso del consigliere di Pistoia Sorride nel gruppo di Italia Viva ha suscitato un violento scontro interno ai Dem
Roberto Bartoli e Alessandro Cenerini, i due consiglieri comunali eletti nella lista civica Pistoia sorride, entrano nel gruppo di Italia Viva e lanciano un appello al Pd per discutere insieme del programma e del candidato sindaco per le elezioni del 2022. Un annuncio che ha fatto scoppiare una tempesta nel partito tra chi è pro e chi contro l’ipotesi di aprire il dialogo con lo stesso Bartoli, che per una parte almeno del Pd è il principale responsabile della cocente sconfitta del 2017, quando il centro-destra di Alessandro Tomasi si insediò – per la prima volta – al governo della città. Appena due giorni dopo, il segretario comunale dello stesso Pd, Maurizio Bozzaotre, si dimette e addirittura restituisce la tessera, travolto da quelle stesse polemiche.
Sabato i due consiglieri comunali di Pistoia Sorride – Roberto Bartoli e il capogruppo Alessandro Cenerini – hanno reso pubblica la loro scelta di entrare nel gruppo dei renziani di Italia Viva, andando quindi a tenere compagnia a Giovanbattista Grasso, che rimarrà capogruppo. Esplicito il progetto politico: aggregare un polo riformista-liberale con forze socialiste e Più Europa (nella stessa area gravita anche In Azione, di Carlo Calenda) e avviare il confronto con il Pd su programmi e candidato sindaco. Obiettivo, riprendere Palazzo di Giano dopo cinque anni di governo del centrodestra, cinque anni che gli ex Pistoia Sorride giudicano più che negativamente. Quella rivolta al Pd è una chiara sfida: «scegliere se rimanere dalla parte della conservazione o aprirsi al riformismo».
Quali le idee-chiave? Una macchina burocratica più leggera, con quattro dirigenti al massimo (ora sono undici), maggiore propensione agli investimenti, transizione ecologica all’insegna di Pistoia città del verde. Ma il dibattito che si è subito acceso non riguarda tanto i temi di programma, quanto le persone. E l’attenzione è proprio sul “renzianissimo” Roberto Bartoli. Nel Pd sono molti, soprattutto nell’ala sinistra del partito, a ricordare quando, nel 2017, lo stesso Bartoli, pur essendo dirigente Pd locale e nazionale, ad aprile lasciò il partito e diede vita a ben due liste civiche che – insieme – raccolsero al primo turno l’11,7 per cento dei voti. Salvo poi non pronunciarsi, nel ballottaggio decisivo, a favore del candidato sindaco Samuele Bertinelli. Una neutralità che molti nel Pd giudicano decisiva per la successiva sconfitta .
Di conseguenza il solo annuncio dell’ingresso di Bartoli in Italia Viva e la prospettiva di un’alleanza alle amministrative ha suscitato un coro di voci ostili dentro i Dem. Alle quali lo stesso Bartoli ha replicato duro: chi lo critica – ha detto – nella migliore delle ipotesi dimostra arroganza, nella peggiore la necessità di uno psicologo per elaborare il lutto.
Tra le voci critiche, anche quella del coordinatore del circolo Pd Centro Roberto Agnoletti, che in un post su Facebook contestava che lo schema dell’alleanza per la battaglia elettorale del 2022 dovesse ancora comprendere anche Italia Viva, dopo la nascita del governo Draghi e soprattutto l’elezione di Enrico Letta alla segreteria Pd. Tesi respinta dal segretario dell’Unione comunale Maurizio Bozzaotre – che richiamava al rispetto della linea decisa dal partito comunale – con una lettera resa pubblica il 23 aprile dal quotidiano on line “Report Pistoia”.
E proprio quest’ultimo episodio è uno di quelli che lo stesso Bozzaotre cita nella lettera al segretario provinciale del partito, Pierluigi Galligani, con cui rassegna le sue dimissioni dalla carica e annuncia di lasciare il partito. Nella lettera, intrisa di amarezza, Bozzaotre interpreta la diffusione della lettera come un attacco personale, solo l’ultimo di una serie rivolta a mettere in discussione sia la linea politica del Pd pistoiese, sia lui personalmente. Bozzaotre non lo cita espressamente, ma è difficile non pensare al post del 20 marzo scorso con cui l’ex sindaco Samuele Bertinelli aveva ripubblicato una serie di giudizi (datati dal 2013 al 2017) poco lusinghieri dello stesso Bozzaotre su Enrico Letta, accanto a quello, di segno opposto, espresso il 13 marzo scorso .
Di qui la decisione di Bozzaotre di dimettersi, vista «la frattura tra il partito e chi dovrebbe rappresentarlo... divenuta profonda e insanabile». Tanto più grave in un momento in cui il Pd è chiamato a scelte chiave per le prossime amministrative. —
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