Il Tirreno

Pistoia

verso la riapertura  

Ristoratori divisi, troppe le incertezze Felici di ripartire ma con l’amaro in bocca

Martina Trivigno
Ristoratori divisi, troppe le incertezze Felici di ripartire ma con l’amaro in bocca

Bugiani: «Se comincia a piovere dove metto i clienti?». C’è chi resta chiuso e intanto spera di poter trovare spazi esterni

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Martina Trivigno

PISTOIA. Una gioia a metà. Tra dubbi e incertezze, c’è la voglia di ripartire. Quella, i ristoratori pistoiesi, non l’hanno persa né tantomeno messa da parte. Neppure nei momenti più difficili della pandemia. C’è anche la preoccupazione, però. Per una serie di regole che – dicono – li lascia perplessi. E li fa pure un po’ arrabbiare. «Ancora una volta si è usato il metodo del “due pesi e due misure” – commenta Checco Bugiani, titolare della “Locanda del capitano del popolo” di via di Stracceria - Mi domando: chi non ha la possibilità di avere tavoli all’aperto come farà? È costretto a stare chiuso. O, nella migliore delle ipotesi, ad accontentarsi dell’asporto o delle consegne a domicilio».

Sì perché è vero che da lunedì i ristoranti in zona gialla potranno riaprire fino alle 22. Ma soltanto se hanno tavoli all’aperto. Altrimenti picche. Lo sa bene Alessandro Capecchi, titolare della pizzeria “Da Ale” in piazza della Sala. La sua attività è chiusa dal 26 ottobre: la sua scelta, infatti, è stata quella di non affidarsi né all'asporto né alle consegne a domicilio. Da allora ha chiuso i battenti in attesa di tempi migliori. E sul portone d’ingresso del locale ha affisso un cartello indirizzato ai suoi fidati clienti: “Nessun commento, nessuna polemica: riaprirò quando sarà il momento. E allora saremo tutti più felici”. Capecchi sperava che, anche per lui, fosse arrivato quel momento. Invece non è (ancora) così. Il motivo? La sua pizzeria ha solo posti all’interno, niente dehors. «Ma non ho perso le speranze – commenta – Ho fatto alcune richieste al Comune e spero di essere ascoltato. Anch’io, come gli altri colleghi, ho voglia di tornare al lavoro. Di ricominciare a fare quello che amo di più. Ho aperto il mio locale oltre 20 anni fa. A quel tempo, piazza della Sala non era bella come oggi, così piena di attività. Che tutti, ora, vogliamo vedere di nuovo piene di clienti. Contiamo di poter ripartire anche noi. Al più presto».

Bugiani, intanto, sta contattando i fornitori: oggi si rimetterà di nuovo ai fornelli, richiamerà pure la sua brigata. «Ho una quarantina di coperti, fuori – spiega – ma, stando alle previsioni meteo, il tempo non sarà buono a inizio settimana. E che facciamo se all’improvviso comincia a piovere? E i clienti dove li mettiamo? Dentro, infatti, non possiamo farli entrare. Il rischio è quello di buttare via una serata di lavoro. E con il fatto di rispettare il coprifuoco, i clienti che non sono di Pistoia dovranno alzarsi da tavola con largo anticipo per non infrangere le regole. Forse valeva la pena aspettare ancora un paio di settimane. E poi riaprire, ma davvero, però».

Il ristorante “Rosso veneziano” di via Piero della Francesca ha sì 25 posti all’aperto, ma coperti da una tettoia per riparare i clienti anche dalle intemperie. «Ci siamo organizzati con un caminetto e con alcune stufe elettriche – spiega il titolare David Nicitra - Siamo felici di poter ripartire, in qualche modo. Ma non possiamo dimenticare quanto siamo stati penalizzati. Anche questa volta. Tanto per dire: i nostri clienti saranno costretti al pagamento elettronico o digitale, niente più contanti: perché nei supermercati, ad esempio, non è obbligatorio? La nostra categoria è stata martoriata, fin dall’inizio. Ma da qualche parte bisogna pur ricominciare». E la pensa così anche Gabriele Moncini della cozzeria “Pluma” di via de’ Rossi. «Siamo contenti di riaprire – conclude – Abbiamo una trentina di coperti all’aperto e così potremo ricominciare: da martedì, riapriremo a cena, il sabato e la domenica anche a pranzo. Sarà un primo, importante passo verso la normalità. Ma il nostro pensiero va a quei colleghi che non hanno la nostra stessa fortuna. E che dovranno aspettare ancora». —

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di Redazione web