Sicurezza
Colpo allo spaccio, smantellata la "Uber della droga"
Un "centralinista" smistava le chiamate dei clienti al pusher più vicino. Arrestati 11 nigeriani, un bengalese e una donna italiana. Tutto è nato dalla morte per overdose di un tossicodipendente pistoiese. La compagna gli ha iniettato la dose fatale ed è accusata di omicidio preterintenzionale
PISTOIA. Ancora non hanno inventato un'applicazione, ma presto forse ci arriveranno. Intanto però il gruppo di spacciatori nigeriani arrestati nelle ultime ore dai carabinieri a Pistoia aveva adottato un'organizzazione che ricorda quella di Uber, la compagnia privata che fornisce il servizio taxi. C'era un "centralinista" che smistava le chiamate dei clienti e li metteva in contatto con lo spacciatore più vicino, o con quello che aveva la disponibilità della sostanza richiesta. Poi avveniva lo scambio nel posto prefissato.
Tutto è iniziato nel pomeriggio del 27 aprile dell'anno scorso quando un uomo di 34 anni, Michelangelo Pieri, morì nella sua abitazione di via Santa Maria Maggiore, a causa di un mix di alcol, farmaci e droga. Sul suo telefono cellulare, hanno spiegato il capitano Steven Noccioletti e il tenente Giovanni Vallefuoco, era rimasta la traccia dei contatti con lo spacciatore e da lì è partita un'attività d'indagine che ha portato a 30.000 intercettazioni telefoniche e alla ricostruzione di 12.000 cessioni, in gran parte di eroina, ma anche hashish e marijuana, per un giro d'affari stimato in circa mezzo milione di euro. Spaccio a Pistoia in piazza della Resistenza, alla stazione centrale, alla stazione di Montecatini e al parcheggio dell'ex Pretura, a Monsummano, a Serravalle Pistoiese fino a Sambuca, dove per qualche tempo ha abitato uno degli arrestati che si riforniva sul versante bolognese (l'altro canale di approvvigionamento porta a Firenze). Stamattina all'alba sono scattati 9 arresti e la notifica di un obbligo di firma. Altri tre arresti erano stati eseguiti in flagranza durante le indagini. Si tratta di 12 nigeriani e un bengalese. Indagata anche una donna italiana. Quest'ultima è la compagna del tossicodipendente morto l'anno scorso. E' accusata di omicidio preterintenzionale perché è stata lei a iniettargli nel collo l'ultima dose e sapeva che il compagno era già in condizioni critiche. Inoltre avrebbe chiamato i soccorsi con un po' di ritardo. Due nigeriani dovranno invece rispondere di morte in conseguenza di altro reato, l'accusa classica che viene mossa agli spacciatori che vendono la dose letale. Un fenomeno, quello dei tossicodipendenti uccisi dalle overdose, che aveva allarmato le forze dell'ordine: tra il 2019 e il 2020 si contano quattro decessi.
Il "centralinista" della droga, secondo i carabinieri, era anche il capo del gruppo, provvedeva all'approvvigionamento dell'eroina e la smistava ai suoi "cavallini", che erano anche in qualche modo "stipendiati". Non era però la loro unica fonte di reddito. Tre di loro, secondo quanto accertato dagli investigatori, avevano chiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza, che ora verrà revocato. Gli altri non si erano spinti così avanti, forse perché alcuni di loro non hanno il permesso di soggiorno. Ora sono tutti in carcere e presto compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari per l'interrogatorio di garanzia.
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